Apple si è adagiata sugli allori

Il 2018 è stato un anno che ha generato l’exploit finanziario di molti giganti del settore tech e la fioritura di performance aziendali sempre più rosee nel corso dei trimestri. A tal proposito, menzione particolare spetta al colosso statunitense Apple che ha visto concretizzarsi un incredibile record nella storia di Wall Street: il raggiungimento, per la prima volta, di una capitalizzazione di mercato superiore ai mille miliardi di dollari. Il giorno del traguardo Apple segnava un +23% da inizio anno, con un prezzo per azione pari a 207,39 $.

Le previsioni e la realtà

Anche i risultati dell’ultimo trimestre dell’anno sono stati confortanti, considerati i 62,9 miliardi di dollari di entrate, un incremento del 20% rispetto all’ultimo trimestre dell’anno precedente, il 61% delle quali rappresentate da vendite internazionali. Le attese per il primo semestre del 2019 risultavano essere ancor più esaltanti con un fatturato atteso di 93 miliardi e tante speranze di poter ulteriormente battere il record precedentemente raggiunto. Gennaio 2019 si dimostra, invece, un inizio non molto propizio per l’azienda di Cupertino, con il titolo che segna la performance peggiore del listino tornando ai livelli del Gennaio 2017 e con delle entrate inferiori dell’8% rispetto alle aspettative. A tradire Apple sono stati i mercati del futuro, gli emergenti, a cominciare dal più grande di tutti, la Cina. La frenata dell’economia cinese, soprattutto nel mercato degli smartphone, che rappresentano tuttora il pilastro di utili e fatturato targato Apple, è stata più brusca di quanto immaginato dall’azienda e ne ha generato un improvviso rallentamento, penalizzata anche dalle continue tensioni commerciali internazionali. Nei giorni successivi, esattamente lo scorso 3 Gennaio, ciò ha comportato un negativo stravolgimento del titolo fino al crollo di circa il 10% sul mercato in un solo giorno, il taglio delle stime sui ricavi per la prima volta in 16 anni. Il tutto ha mandato in fumo ben 446 miliardi di dollari di capitalizzazione dalla fine dell’anno appena trascorso.

La dipendenza da un prodotto

La dipendenza del colosso di Cupertino da un prodotto, l’iPhone, su un mercato sempre più saturo, competitivo e dove i consumatori cambiano sempre meno frequentemente i loro gadget tecnologici, risulta essere il sintomo lampante di un’economia in rallentamento e, a sua volta, causa principale del vacillamento dell’azienda. Una dipendenza che si è rivelata traditrice poichè, nonostante la crescente diversificazione del gruppo dimostrata dall’espansione nei servizi come Apple Pay ed Apple Music, la business strategy si è dimostrata carente circa l’implementazione della ricerca e sviluppo e nelle acquisizioni, oltre a non aver considerato la possibilità di proporre un prezzo inferiore per l’iPhone a fronte della violenta contrazione che il mercato degli smartphone, soprattutto in Cina, ha subito per la prima volta dalla metà del 2018. Il tutto ha comportato, già da tre mesi per la Apple, perdite per un ammontare del 31,1% che attualmente l’azienda sta cercando di ripristinare. Il valore del titolo fino ad oggi ha ripreso più di 10 punti attestandosi intorno ai 151 dollari per azione, un calo comunque notevole rispetto ai 200 dollari per azione del 2018. Da una parte, quindi, motivazione principale dell’improvviso tracollo è stata l’incertezza finanziaria del mercato cinese, dall’altra la poca lungimiranza del management aziendale. Lo schianto della Apple è a sua volta causa principale, assieme agli altri indici portanti del tech, del forte ribasso subito dal Nasdaq nella prima settimana di Gennaio 2019.

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