Atari, ascesa e crollo della madre dei videogiochi

Atari è stata una società statunitense produttrice di videogiochi e di hardware per uso videoludico, fondata nel 1972 da Nolan Bushnell e Ted Dabney. Capostipite del videogioco casalingo, è stata per anni regina del mercato videoludico, fu la prima società a produrre console domestiche. Bushnell vendette Atari alla Warner Communications nel 1976 per circa 28-32 milioni di dollari, abbandonando la società nel 1979. Durante il periodo della Warner Atari raggiunse il suo più grande successo, in particolare grazie ad un gioco, Pong, che riuscì a far vendere milioni di console Atari 2600.

 

 

Il guadagno del vantaggio competitivo

Il vantaggio competitivo della società può ricondursi facilmente alla capacità del first mover, ovvero di colui che si muove prima o addirittura che inventa un prodotto in grado di creare un mercato. Nuove tecnologie vennero applicate per dar vita alle primissime console arcade e, in seguito, per lo sviluppo della prima console casalinga di sempre, l’Atari 2600. Questa venderà tanto da rimanere per anni nell’immaginario comune, consacrando la società del mondo videoludico. Sebbene l’Atari 2600 si fosse garantito una fetta enorme del mercato dei videogiochi da casa, sperimentò la sua prima dura concorrenza nel 1980, con l’uscita dell’Intellivision di Mattel, pubblicizzato per le sue capacità grafiche superiori rispetto al 2600. Ciononostante, la console ATARI  riuscì a mantenere il suo ruolo dominante nel mercato, grazie alla molto più grande varietà di giochi disponibili.



Le crisi e la perdita del vantaggio competitivo

Atari incontrò i primi problemi agli inizi degli anni ottanta. Le sue divisioni per home computer, console, e giochi arcade erano scollegate e non vi era cooperazione. Davanti ad una forte competizione ed alla guerra dei prezzi nel mercato degli home computer e delle console per videogiochi, Atari non fu mai capace di replicare il successo ottenuto con la 2600. Nel 1982, inoltre, Atari fu coinvolta in un caso giudiziario con Activision, fondata da alcuni suoi ex dipendenti, che si concluderà con la perdita da parte della società fondata da Bushnell e Dabney dell’esclusiva sul sistema operativo della 2600. La Activision si inserì nel mercato offrendo giochi compatibili con le console della loro ex-società, a prezzi e di qualità migliore. Ciò porto ad un caso più unico che raro, spalancando le porte alla più grande crisi interna nella storia del mondo videoludico. La regola di base era semplice, come per un qualunque giocattolo, se le copie di videogioco non erano vendute, esse dovevano essere ritirate dal produttore, che si impegnava a fornire altri titoli in cambio. Il processo veniva ripetuto finché tutte le scorte erano vendute. Atari si ritrovò così con moltissime cartucce invendute dei propri giochi.  La situazione si fece così drammmatica che la società dovette riempire alcuni camion dei suoi prodotti ormai quasi senza mercato per scaricarli in una area desertica di Alamogordo (New Mexico) nel settembre del 1983. Questa vicenda era considerata quasi una leggenda fino al 2014, quando furono effettuati degli scavi che la confermarono.

 

 

Dopo l’avvento delle console di casa Nintendo, a partire dal 1983 (anno di uscita del NES), la pressione competitiva in tema console era diventata ormai insostenibile. Atari decise così di puntare sui personal computer, ottenendo però una pessima risposta da parte del pubblico. Via via che la fortuna dei PC compatibili Atari decadeva, le console e lo sviluppo di un software competitivo tornarono a essere il principale obiettivo della compagnia. Nel 1993, Atari mise in commercio la sua ultima console, l’Atari Jaguar. Dopo un periodo di successo iniziale, le aspettative finiranno per essere ampiamente deluse. La nuova console non poteva reggere il confronto con la Playstation della Sony Computer Entertainment o con il Saturn della SEGA. Il fallimento del Jaguar aveva lasciato Atari, di nuovo, con molti prodotti invenduti. In conseguenza di questo ennesimo fallimento clamoroso la società vedrà un rapido cambio di proprietari. Nel luglio 1996, Atari si fuse con JTS Inc., un fabbricante di dischi rigidi di breve vita, per formare la JTS Corp. Il ruolo di Atari nella nuova compagnia era molto ridotto, a questo si deve la scomparsa del suo nome.

 

 

La bancarotta definitiva

Atari, nel 2000, a diventò di proprietà della Hasbro Interactive, che nel tentativo di rilanciare l’azienda finirà solo  per accumulare grossi debiti. Le scelte messe in atto dalla società si rivelarono sempre un passo indietro, nonostante i cospicui investimenti di cui ha potututo disporre nei suoi ultimi tempi, queste non portarono mai nulla di nuovo, facendo rimanere la società ancorata ai vecchi fasti tramite riedizioni di vecchie console e giochi. Nel 2007, a causa di problemi finanziari culminati con un passivo di dodici milioni di dollari, l’amministratore delegato, David Pierce, decise di dimettersi nell’ottobre dello stesso anno. Il 21 gennaio 2013 l’azienda avvia la pratica di bancarotta e chiede protezione contro i creditori, in base all’articolo 11 della legge fallimentare statunitense. La società, ormai smembrata, si ritrova ridimensionata ad una piccola casa videoludica con circa 50 dipendenti. Nel 2017, secondo alcune indiscrezioni, la società ha provato a rilanciarsi finanziando una nuova console tramite un sito di crowdfunding chiamato Indiegogo, nell’attesa di ripagare tutti i suoi creditori.

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