Behavioural Economics: l’ancoraggio

L’ancora

Gandhi aveva più o meno di 144 anni quando morì?
Nel rispondere, finiremo per fare una stima molto alta dell’età a cui avvenne il trapasso del famoso indiano. Al contrario, se la domanda “ancorante” avesse parlato di una morte avvenuta a 35 anni, la nostra mente avrebbe pensato ad un’età minore.
Questo fenomeno è molto comune nella vita quotidiana e si verifica quando le persone, dovendo assegnare un valore ad una quantità ignota, partono, nel farlo, da un dato disponibile. Le stime si mantengono vicine al valore da cui si è partiti, ed è per questo che è evocata l’immagine dell’ancora: si parla perciò di “effetto Ancoraggio”. Come già anticipato nel precedente articolo, infatti, gli agenti del sistema tendono a commettere degli errori sistematici nel prendere decisioni, guidati da euristiche e dai due sistemi cognitivi.
Le scorciatoie mentali che vengono utlizzate sono dei costrutti fondati al di fuori del giudizio critico, basati su percezioni deformate e sbagliate.
Il processo di scelta è talmente facilitato da permettere di costruire un’idea generica su un argomento, senza effettuare troppi sforzi: le euristiche sono quindi strategie veloci utilizzate di frequente per giungere rapidamente a delle conclusioni.
Concentriamoci dunque sulla più potente scorciatoia di pensiero e sul suo impatto nell’economia: l’Ancoraggio.

Due tipi di ancoraggio

Studi hanno evidenziato l’esistenza di due tipi di ancoraggio: uno che si verifica come manifestazione automatica del sistema cognitivo 1 (quello più veloce e che richiede meno sforzo), ed uno basato su meccanismi di aggiustamento più lenti, tipici del sistema 2.
Il sistema 1 produce un effetto Ancoraggio maggiormente dettato dall’inconscio: non crediamo neanche per un attimo che Gandhi sia vissuto fino a 144 anni, ma i nostri meccanismi associativi generano senza dubbio l’impressione di una persona molto anziana. Nel secondo caso si tratta di partire da un valore “ancorante”, valutare se è troppo alto o troppo basso, e poco a poco aggiustare la stima allontanandosi dall’ancora.
L’allontanamento cessa quando non siamo più sicuri di dover procedere oltre, vicino al confine dell’incertezza.

In economia e finanza

L’errore di Ancoraggio più frequente è quello di usare come punto di riferimento lo 0 nel valutare un tasso di rendimento anziché il tasso di inflazione. Un’obbligazione che garantisce la restituzione del capitale dopo 5 anni, in realtà garantisce molto meno di quel che promette: non è infatti protetta dalla diminuzione del potere di acquisto della moneta nel tempo. Dovremmo perciò considerare come ancora l’inflazione attesa in quel periodo, in modo da modificare la percezione di appetibilità del titolo ai nostri occhi.
É inoltre frequente che gli investitori, stimando le performance dei loro titoli, fissino come ancora il prezzo di acquisto: questo costituirà il punto di riferimento rispetto al quale valutare guadagni e perdite. Gli individui saranno incentivati, in caso ad esempio di prezzi che scendono troppo rispetto a quello di ancoraggio, a conservare lo status quo ( perciò a non vendere ). Simmetricamente, qualora gli asset si apprezzino, può verificarsi il caso di una loro prematura vendita al fine di cristallizzare i profitti. In un simile scenario, le scelte di portafoglio sono prese sulla base di meccanismi psicologici piuttosto che da analisi finanziarie.
Inoltre, in generale è facile pensare che gli effetti micro si riflettano anche in aggregato: i singoli comportamenti degli agenti economici condizionano lo stato dell’economia. A questo proposito ancorare il sentimento del mercato in termini positivi potrebbe portare enormi benefici; ed è questa una strategia di politica economica fortemente perseguita oggi dalle Banche Centrali.
Così vengono lanciate ancore di ottimismo e di crescita durante le conferenze pubbliche dei policy makers, utilizzando frasi ad effetto e di stampo positivo come il famoso “Whatever it takes” di Draghi.

Come difendersi?

L’ancora iniziale ha un effetto molto potente, perciò una buona strategia di difesa durante una trattativa potrebbe essere quella di fare la prima mossa per avere un vantaggio; oppure pensare deliberatamente che controparte abbia fatto un’offerta scandalosa.
Tuttavia, la miglior tutela è sicuramente l’informazione, al fine di comprendere meglio i nostri limiti e rendersi conto che spesse volte cadiamo in errore.

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