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Beni relazionali: verso un’economia relazionale

«Nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se fosse provvisto in abbondanza di tutti gli altri beni», scriveva Aristotele nella sua Etica Nicomanchea. La felicità è lo scopo ultimo dell’uomo, l’obiettivo per il quale agiamo, spinti dal profondo desiderio e dalla necessità di realizzarci, di fiorire come esseri umani, cioè come esseri inevitabilmente sociali, “parlanti”, bisognosi di relazionarsi con i propri simili per costruire quell’habitat societario dove vivere, riprodursi e svilupparsi; quest’ultimo necessita di una continua organizzazione economica e politica. In questo mondo le relazioni umane sono il delicato anello che congiunge l’ambito economico ed il benessere inteso come felicità. Nel momento in cui la scienza economica intende essere anche scienza della felicità pubblica deve affrontare il tema delle relazioni umane.

La nascita di un nuovo concetto

Il concetto di “bene relazionale” nasce negli anni ‘80 ed è ancora troppo giovane per avere una definizione univoca. Benedetto Gui definisce i beni relazionali come merci “non materiali”, non consumabili individualmente e non reperibili sul mercato, luogo basato su una logica individualistica. Carole Uhlaner afferma come siano beni che possono essere posseduti solo attraverso intese reciproche, che non possono essere né prodotti né consumati individualmente, ma possono essere unicamente goduti se condivisi, in quanto frutto delle interazioni con gli altri. Il processo di produzione diviene l’“incontro”. In questo senso, i beni relazionali non coincidono con la relazione stessa, ma sono il frutto di questa, un suo componente.

Diversa è la posizione di Martha Nussbaum, filosofa di formazione neo-aristotelica e vicina al pensiero di A. Sen, secondo la quale i beni relazionali sono quelle esperienze umane in cui è il rapporto in sé a costituire il bene. Sono “beni di relazione”, la stessa relazione è il bene e non lo strumento funzionale allo scambio economico. Robert Sugden, ricollegandosi alla “Teoria dei sentimenti morali” di Adam Smith, sostiene che i beni relazionali sono “componenti affettive delle relazioni sociali”, valutate in se stesse e non come mezzi per ulteriori scopi. Sono i prodotti della percezione di corrispondenza di sentimenti, il valore aggiunto della “reciproca simpatia”.

Caratteristiche dei beni relazionali

Sulla base delle varie definizioni, frutto di approcci scientifici e disciplinari differenti, risulta difficile fornire una sola definizione sintetica e completa di bene relazionale, ma possiamo riassumerne le caratteristiche costitutive.

  • Identità: i beni relazionali non sono mai anonimi e indipendenti dai soggetti umani con cui ci si relaziona. L’identità di tali soggetti, tutto ciò che li rende unici ed inconfondibili, è un ingrediente fondamentale in grado di produrre una ricchezza unica ed irripetibile.
  • Reciprocità: sono obbligatoriamente co-prodotti e co-consumati dai soggetti coinvolti. L’attività è vicendevole, il sentimento e la consapevolezza sono reciproci.
  • Simultaneità: il bene viene co-prodotto e co-consumato al tempo stesso dai soggetti coinvolti. La contribuzione individuale alla produzione può essere asimmetrica, ma nell’atto del consumo non è possibile il “free riding” (sfruttamento totale), poiché il bene relazionale (pensiamo come esempio all’organizzazione di un viaggio) per essere goduto richiede che entrambi i soggetti si lascino coinvolgere in un rapporto reciproco e genuino, per il quale si impegnano sinceramente. Senza questo effort il soggetto avrà goduto di un bene di mercato standard (il viaggio) ma non di quello relazionale.
  • Fatto emergente: il bene emerge all’interno della relazione, è qualcosa che eccede i contributi dei soggetti coinvolti. Questi, nel bel mezzo di un ordinario rapporto economico strumentale, pongono in secondo piano la ragione per la quale si erano incontrati, cioè la normale transazione di mercato.
  • Gratuità: il bene relazionale è tale se scaturisce da motivazioni intrinseche, qualora la relazione sia ricercata in quanto bene in sé, non funzionale ad altri. È il risultato di un incontro di gratuità, non di interessi.

Un bene pubblico o privato?

I beni relazionali non sono né beni privati né pubblici: infatti le relative definizioni non implicano relazioni tra i soggetti coinvolti, ma l’esistenza di un paradigma individualistico. Tuttavia, viste le loro caratteristiche, i beni relazionali sembrerebbero poter vestire le due categorie fondanti del bene pubblico: la “non-rivalità” e “non-esclusività”. Ma con delle correzioni.

Il bene relazionale risulta non escludibile (ovvero nessuno può essere escluso dal suo consumo), ma unicamente a livello locale, limitatamente a coloro che partecipano all’interazione. Inoltre, si delinea come bene anti-rivale  piuttosto che non rivale (ovvero il consumo da parte di un primo individuo non riduce la possibilità che il medesimo bene sia consumato da un secondo soggetto), poiché l’esistenza del rapporto tra le persone e il loro co-consumo sono elementi indispensabili al bene stesso. Alla luce di quanto detto, il bene relazionale può essere qualificato come un terzo genus, un bene né pubblico né privato, un bene non-escludibile localmente e anti-rivale.

Le difficoltà della teoria economica

L’economia mainstream pone come oggetto della propria analisi l’agente economico isolato, che interagisce impersonalmente attraverso il mercato costituendo relazioni economiche, presupponendo che tutte le sue scelte, anche l’organizzazione del suo tempo libero, siano il risultato di una funzione di utilità. Seguendo questo approccio, l’utilità del soggetto dipende dal suo set corrente di scelte. Più ampio è quest’ultimo, maggiore sarà il benessere del soggetto. Tuttavia questa visione ignora completamente l’impatto che il comportamento del singolo ha sul benessere degli altri individui con cui si intrattengono relazioni secondo circuiti esterni ai mercati.

I beni relazionali non possono essere prodotti né dal mercato né dallo Stato, ma quest’ultimo può promuovere genuine interazioni personali, incidendo sui meccanismi sociali ed economici che regolano le nostre vite. La compagnia, la riconoscenza, il rispetto, l’amore, il sostegno emotivo, la solidarietà, il senso di appartenenza ad una comunità e quello di vivere la propria storia sono solo alcuni esempi di beni prodotti dalle relazioni umane e dalla partecipazione ad eventi sociali. Sono beni, ma non merce (nel linguaggio di Marx): hanno quindi un valore (perché soddisfano un bisogno), il quale non dipende solo dall’impegno e dalle motivazioni individuali bensì da quelle collettive o di coppia, ma non ha un prezzo di mercato (poiché è gratuito).

Non possiamo dunque fare altro che rilevare le difficoltà che la teoria economica riscontra nel trattare le relazioni umane. Infatti tutte le caratteristiche qui sinteticamente presentate non riescono a fornire una definizione che soddisfa l’economista né gli altri scienziati sociali, proprio perché, come sostiene Luigino Bruni, essa sarebbe troppo ricca e completa per essere utile secondo i loro approcci. Ecco perché le singole discipline selezionano solo alcune delle caratteristiche della relazione umana. Tuttavia, forse questa parzialità è l’unico modo per utilizzare le categorie relazionali nelle applicazioni concrete e di policy. Ogni tanto, però, vale la pena ricordarsi che la realtà umana è più complessa.


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