Billion Dollar Whale: la truffa da 4,5 miliardi di dollari

Noto anche come “fake blionaire”, il malese Jho Low è stato l’artefice di una truffa da 4,5 miliardi di dollari. Questa è stata realizzata per mezzo del fondo di investimento statale 1Malaysia Development Berhad, o 1MDB. Il fondo, costituito nel 2009 e con un valore iniziale di 1,2 miliardi di dollari, aveva lo scopo di promuovere lo sviluppo della Malaysia.

 

“Billion Dollar Whale: The man who fooled Wall Street”

La vicenda è stata ricostruita grazie al contributo di due scrittori, Tom Wright e Bradley Hope, autori del bestseller “Billion Dollar Whale: The man who fooled Wall Street, Hollywood and the World”. I due giornalisti del Wall Street Journal hanno ricostruito un ritratto di Low, sottolineando i dettagli della sua vita, l’influenza sul sistema economico-finanziario globale e le relazioni con le élite più ricche al mondo.

Copertina del libro “Billion Dollar Whale: The man who fooled Wall Street, Hollywood and the World”

 

Chi è Jho Low?

Jho Low nacque in una benestante famiglia malese, molto vicina agli ambienti delle élite economiche. Il padre, Lerry, possedeva un’industria tessile ma aveva fama di essere poco onesto negli affari. Low ereditò le conoscenze paterne nell’ambito delle compagnie offshore ed anche la passione per le serate all’insegna del lusso più sfrenato. Da qui derivò il suo soprannome di “whale” (balena), appellativo usato a Las Vegas per i clienti che spendono di più. Low studiò in un college londinese, l’Harrow, dove agli inizi degli anni 2000 conobbe il figlio del futuro Primo ministro malese, Najib Razak.

Joh Low

 

 

I primi passi e le amicizie

Low concluse i suoi studi presso Wharton Business School, in Pennsylvania. Durante il college creò il suo primo fondo di investimento, con un capitale iniziale di 25 milioni di dollari, raccolti da parenti e personaggi vicini alla sua famiglia. Nel 2010 il malese affermò che il valore dei propri investimenti raggiunse il miliardo di dollari. Nello stesso tempo, Low coltivò i rapporti personali attraverso la conoscenza di celebrità come Paris Hilton e l’attrice Lindsay Lohan. La sua rete di famers si ampliò grazie all’aiuto dell’ex Primo ministro malese, Razak, che in quegli anni gestiva una società di produzione cinematografica chiamata Red Granite Pictures, con sede a Los Angeles. Tra i grandi nomi, fra le amicizie di Low emergono anche Leonardo di Caprio e l’ex modella di Victoria’s Secret Miranda Kerr.

 

Un vero miliardario?

Low nel tempo, auto-attribuendosi la nomea di “ricco”, riuscì a raggirare uomini di potere e d’affari. La sua forza, secondo quanto riportato dal libro “Billion Dollar Whale: The man who fooled Wall Street, Hollywood and the World”, stava nel convincere le élite di cui si circondava di essere un miliardario. Per esempio, Low da ragazzo prese la foto dello yacht del padre di un amico e la modificò: sostituì l’originale con la foto di famiglia per far credere ai propri colleghi del college Harrow che l’imbarcazione fosse di sua proprietà. Un’altra volta sempre da giovane, si racconta, organizzò una festa di altissimo livello e, facendo leva sul suo presunto status di miliardario, rimandò molte volte il pagamento della somma pattuita riuscendo alla fine a non sborsare un soldo.

 

La truffa da 4,5 miliardi di dollari

Il nome di Low divenne famoso tra le autorità in seguito ad un evento che ha interessato il fondo malesiano 1MDB, fondato nel 2009. Fondato da Razak, Primo ministro del Paese nel 2009, il fondo statale 1MDB non fu mai usato a scopo benefico per la Malaysia. Gli inquirenti accusarono Razak e Low di aver utilizzato il fondo per fini personali appropriandosi, dal 2009 al 2015, di 3,5 miliardi di dollari. In seguito, i PM svizzeri aumentarono la stima della cifra, arrivando a 4,5 miliardi di dollari. Il procuratore generale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Loretta Lynch, accusò nel 2016 i responsabili dei reati di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro. Nel solo 2009 fu sottratto più di un miliardo di dollari, destinato alla crescita dell’economia ed a sostenere il popolo malese. In seguito la somma venne riciclata attraverso istituzioni finanziarie americane.

 

Il coinvolgimento del cinema

Una delle principali fonti di riciclaggio individuata dai pubblici ministeri statunitensi è legata alla casa di produzione cinematografica Red Granite. Low ha utilizzato alcuni dei proventi dell’1MDB per finanziare film del calibro di “The Wolf of Wall Street”, “Dumb and Dumber to” e “Daddy’s home”. Lo stesso Di Caprio ha ricevuto in regalo due opere d’arte, un Picasso ed un Baquiat, per un valore totale di 12,2 milioni di dollari. Low le aveva infatti donate all’attore dopo averle comprate con i soldi del fondo malese. Una volta venuto a conoscenza della vicenda, Di Caprio consegnò i due dipinti alla polizia federale statunitense. Sorte simile ha caratterizzato Kerr, ex modella, che ha consegnato al Dipartimento di Giustizia i gioielli che le aveva donato Low per un valore di 8,1 milioni di dollari.

 

Le prove contro Razak

Un report del Wall Street Journal incentrato sulla corruzione nel Sud-est asiatico fece emergere nuovi dettagli riguardo la vicenda del fondo malese 1MDB. In particolare, sono emersi 227.000 documenti in cui si afferma che circa 700 milioni di dollari sono stati sottratti dall’1MDB a favore dei conti correnti personali di Razak. Le indagini sono state in seguito accompagnate da perquisizioni nella sede del fondo e nelle sue filiali a Hong Kong, Singapore, Australia e Svizzera. Nonostante le prove, il procuratore generale della Malaysia, nel gennaio 2016, ha assolto l’ex Prmo ministro, indicando che il denaro gli era stato donato dalla famiglia reale saudita.

Najib Razak, ex Primo ministro della Malaysia

 

La latitaza di Low

Le ultime notizie relative a Low indicano che sia stato avvistato in un locale di Hong Kong. Le conferme della sua possibile vita in Cina provengono da una dichiarazione del malese ai suoi soci, in cui affermava di aver collaborato con l’intelligence cinese. In altre parole, rivelò che Pechino lo avrebbe protetto. Infatti, la conoscenza approfondita di molte vicende politiche lo rende un elemento prezioso. Diversi Paesi hanno interesse che Low non venga mai interrogato dalla polizia internazionale. Nonostante ciò, non è tuttora ben chiaro se Jho Low si trovi a Hong Kong, Shenzen o Macao.


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