Bitcoin: la prima moneta digitale decentralizzata

Nel precedente articolo (lo trovate qui) vi abbiamo spiegato i punti cardine delle criptovalute, ovvero quel sistema monetario sicuro, tracciabile e potenzialmente stabile fondato sulla crittografia e i registri delle transazioni.

Bene, queste sono le valute digitali. Ma quali sono i loro nomi? Come posso utilizzarle? Perché dovrei anteporle alla classica valuta corrente, al buon vecchio pezzo da 10 euro con cui posso tranquillamente acquistare i miei oggetti? Perché sostituirle a Paypal, che mi fornisce affidabilità e sicurezza? Ma soprattutto, come impattano nel mondo finanziario e sullo scenario economico mondiale?

Risponderemo a tutte queste domande nel corso della rubrica, man mano che affronteremo le cryptocurrencies principali. Oggi iniziamo con il Sacro Graal delle valute digitali: Bitcoin.

Bitcoin è la prima criptovaluta decentralizzata ad esser mai stata realizzata. Il suo ideatore, conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, resta uno dei misteri irrisolti nel mondo digitale. In questa sede ci limiteremo a dire che molte sono state le indagini riguardo il creatore, ma esigui i risultati. Da Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College, passando poi per Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese, Donal O’Mahony, Michael Peirce, Neal King, Vladimir Oksman, Charles Bry fino al caso più eclatante di Craig Steven Wright, noto imprenditore australiano. Lasciando la risoluzione alla prossima puntata di Mistero, spieghiamo piuttosto come Satoshi Nakamoto è riuscito a rivoluzionare il mondo dei pagamenti.

La differenza fondamentale con le valute tradizionali è l’emissione: nessuna banca centrale, nessuna approvazione governativa o finanziaria, niente di niente. Bitcoin vive sui propri utenti sfruttando i protocolli peer-to-peer (alla base di programmi come BitTorrent o Skype).

I Bitcoin vengono generati matematicamente attraverso computer che riescono a sostenere una potenza di calcolo tale da contribuire all’intero sistema (meglio definito come Bitcoin Mining).

Le equazioni sono state programmate per diventare sempre più complesse man mano che i Bitcoin venivano “minati”, ovvero estratti e il massimo numero che potrà mai essere immesso nel sistema sarà di circa 21 milioni.

La vera rivoluzione è che la svalutazione dei Bitcoin dipende meramente dal cambio sui mercati attuali. In un sistema composto solamente da tale valuta digitale, il concetto di perdita di valore non esisterebbe, in quanto non vi è alcuna possibilità da parte della Banca Centrale di aggiungere liquidità al sistema, svalutando la quantità di moneta presente.

L’intero network è stato poi predisposto al fine di verificare il mining (dunque i nuovi Bitcoin o frazione degli stessi messa in circolazione) ma anche per monitorare tutte le transazione effettuate dagli utenti finali, come abbiamo visto nel precedente articolo citando Blockchain.

Eseguita una transazione, l’utente viene ricompensato con un numero – ormai assolutamente esiguo – di Bitcoin, poiché ha singolarmente contribuito alla potenza di calcolo dell’intero sistema. Tuttavia, quest’ultima è stata impostata per crescere esponenzialmente in maniera prevedibile e non alterabile; già 16 dei 21 milioni di Bitcoin sono stati immessi sul mercato, ma la cifra rimanente sarà minata in circa un secolo.

Ma come faccio materialmente ad utilizzare i Bitcoin?

Utilizzare questa valuta digitale è a dir poco semplice, basta creare un conto Wallet scaricando sul vostro personal computer un semplice software: semplice come la creazione di una email.

I siti che accettano pagamenti in Bitcoin sono ogni giorno maggiori, ma ancora esigui. In Italia è stata creata un’app dedicata proprio a questo scopo, QuiBitcoin, che permette di individuare i punti vendita che utilizzano questo servizio e il sito CoinMap (https://coinmap.org), che li mostra a livello mondiale.

 

Nel concreto qual’è l’impatto Bitcoin sulle Banche Centrali?

Per comprendere la progressiva diffusione della rete Bitcoin e l’impatto che questa criptomoneta ha avuto sulle realtà economiche e finanziarie mondiali, iniziamo con qualche dato.
In un anno (da Dicembre 2015 ad oggi), sono stati minati poco più di un milione di Bitcoin. Il prezzo di mercato è cresciuto da 454 USD, valore registrato nell’ultimo mese dello scorso anno, a 775; la capitalizzazione si attesta a poco più di 12 miliardi di dollari americani e la dimensione delle transazioni confermate ha superato le 300.000 al giorno (fonte: Blockchain).

Con il nuovo sistema Bitcoin, come precedentemente detto, non vi è alcun intermediario che si siede fra le controparti (più precisamente fra le banche delle controparti) e verifica il pagamento e la sicurezza dello stesso.
Per tale ragione, il crescere progressivo delle monete digitali decentralizzate pone inevitabilmente domande sul futuro ruolo della Banca Centrale nel mondo dei pagamenti; banche come la Fed o Bank of England garantiscono quotidianamente la sicurezza delle transazioni e del sistema finanziario e hanno dunque il dovere di prendere in considerazione la “minaccia Bitcoin”.

Va sottolineato che attualmente il valore complessivo di Bitcoin immessi nelle economie è di gran lunga inferiore rispetto a quello delle monete e banconote (secondo Bank of England meno dello 0.1 % delle sterline).

Tuttavia, il potenziale impatto della moneta digitale non è stato preso alla leggera. La BIS (Banca per i Regolamenti Internazionali) ha affermato come le criptovalute rappresentano “un’ipotetica sfida per le banche centrali, non attraverso la sostituzione della stessa con qualche altro tipo di corpo centrale, ma soprattutto perché ne riduce le funzioni e, in casi estremi, può eliminare la necessità di un corpo centrale interamente”.

Inoltre, tutto il panorama finanziario è stato pressoché sconvolto da questa innovazione: secondo una stima del World Economic Forum, entro il 2025 più del 10% del Pil mondiale riguarderà attività registrate attraverso la tecnologia con protocolli Blockchain. Nel 2015 sono stati investiti più di 30 milioni nel sito chain.com – una piattaforma per lo sviluppo del Blockchain per imprese e individui – da parte di Big Companies come Citi, Visa, Nasdaq e Orange. Anche Goldman Sachs ha messo a disposizione 50 milioni di dollari per lo sviluppo di questa tecnologia e in Italia lo stesso hanno fatto Enel e Ibm.

Da considerare infine con particolare attenzione il consorzio R3 Cev comprendente più di 30 banche (comprese le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit), il quale sta avviando transazioni con “crittografia intelligente, una nuova definizione dell’esperienza del trading e investimenti lungimiranti verso imprese che cercano di plasmare il panorama dei servizi finanziari”.

I vari team all’interno del gruppo stanno cercando di comprendere come applicare il sistema Blockchain alle transazioni finanziarie; nello specifico i test sfruttano la potenza di calcolo per emettere, su trading secondario, un’obbligazione a breve termine usata per raccogliere capitali.

Tali valutazioni sono state supportate inoltre dai servizi Cloud di Microsoft e Amazon.

Se i test dovessero essere promettenti, si giungerà forse all’ambizioso progetto della Norvegia: digitalizzare in maniera totale il contante, rendendo le transizioni criptate, anonime e sempre più sicure. Nel prossimo decennio andremo incontro ad uno dei più grandi trasferimenti di ricchezza che il mondo abbia mai visto, giungendo al fallimento della moneta come la conosciamo ora, sostituita dall’egemonia economica delle valute digitali.

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