Blavatnik, l’uomo dietro DAZN

Nella classifica Forbes si colloca al 48° posto, con una ricchezza stimata di 17.6 miliardi di dollari. Da dove deriva la fortuna e la capacità di fare business di Blavatnik?

Il successo imprenditoriale: gli inizi

Leonard “Len” Blavatnik nacque il 14 Giugno 1957 ad Odessa, nell’allora Unione Sovietica, da una famiglia di religione ebraica. Tra i pochi superstiti del “massacro di Odessa”, in cui nel 1944 furono uccisi oltre 80mila ebrei – 115mila in tutta la regione delle Transnistria – i coniugi Blavatnik e il giovane Leonard nel 1978 decisero di emigrare negli Stati Uniti, come tanti alla ricerca della terra promessa. Qui completò il suo percorso di studi, che aveva interrotto all’Università di Mosca, laureandosi in Scienze Informatiche alla Columbia e ottenendo un Master in Business Administration ad Harvard.

 

Nel 1984 Blavatnik diventò ufficialmente cittadino americano. Fu però grazie alla disgregazione dell’Unione Sovietica che riuscì ad essere iscritto tra gli imprenditori di successo. Il crollo dell’URSS, infatti, determinò la fine del piano quinquiennale e dell’economia centralizzata, dando avviò al processo di privatizzazione delle imprese statali. Tra queste, quelle operanti nei settori energetici rappresentavano una possibile fucina d’oro. Con Viktor Vekselberg, amico di lunga data ed ex compagno di studi, comprò la UC RUSAL, che di lì a poco divenne la più grande azienda produttrice di alluminio al Mondo.

L’imprenditore russo Viktor Vekelberg

 

Dopo il successo con UC Rusal, Blavatnik acquisì le quote di maggioranza, sempre grazie alle privatizzazioni, di TNK, l’azienda petrolifera di Stato. Anni più tardi, nel 2013, rivendendo le azioni alla Rosneft, nel frattempo diventata la compagnia energetica controllata dal governo russo, riuscì a generare un utile di 7 miliardi di dollari. Il successo di Blavatnik non sarà però confinato alla Russia.

 

Il nuovo millennio e le nuove frontiere di investimento

Il vero colpo da maestro della carriera di Blavatnik ha a che fare con la plastica.

Nel 2005 decise di scommettere nel petrolchimico acquistando, per 5.7 miliardi di dollari, la Basell Polyolefins, società nata dalla joint venture tra BASF e Shell, e nel 2007 la Lyondell Chemical Company per 12.7 miliardi. La fusione tra le due aziende ha dato vita alla LyondellBasell Industries N.V., terza azienda americana del settore chimico. Tutto sembrò volgere per il meglio, un’acquisizione dopo l’altra. Tuttavia, nel 2008 scoppiò la crisi finanziaria e poi economica, negli States come in tutto il globo, e anche la LyondellBasell ne risentì gli effetti in modo pesante. Nel 2009 la LyondellBaseell dichiarò bancarotta, aprendo alle famigerate procedure previste dal chapter 11 della legislazione americana. Nel 2010, però, la società riuscì ad uscirne con una posizione finanziaria solida e convincente, tanto che il valore delle azioni salì del 500% nei quattro anni successivi.

Logo della LyondellBasell

 

Allo stesso tempo, Blavatnik decise che era il momento di diversificare il rischio. Acquistò il 20% – poi sceso al 10% – di Tory Burch, azienda di alta moda, e decise di investire nell’immobiliare, nelle nuove tecnologie (con Snapchat, Yelp, Zalando, Spotify, Deezer), nell’industria musicale (Warner Music Group) e nei media.

 

 

Il fattore DAZN

Logo del Perform Group

 

Perform Group, fondata a Settembre 2007 da Blavatnik, è una società di media sportivi che opera attraverso diverse piattaforme. Sporting News è una rivista online dedicata al mercato americano, Goal.com è un sito web conosciuto e letto in tutto il Mondo (tradotto in 19 lingue), Opta Sports è una società di data analysis di oltre 30 sport in 70 Paesi. Poi, dal 2016, c’è DAZN, il fiore all’occhiello della società.

Con la “Netflix dello sport”, lanciata in Austria, Germania, Svizzera, Giappone e, da quest’anno, anche in Italia, Blavatnik vuole rivoluzionare il modo in cui si guarda lo sport, sfidando i maggiori player del settore. I diritti di trasmissione sono infatti una fetta importante dei ricavi non solo dei club, ma dello sport nel suo complesso. DAZN, Perform e Blavatnik vogliono avere la loro fetta. Non senza rischi, come rileva infatti Il Sole 24 Ore,

“Se si sommano tutte le altre spese sostenute (come gli interessi sul debito) l’ultima riga del conto economico al primo trimestre fa registrare un rosso pari a 82,9 milioni di sterline. Una perdita che si va a sommare ai 485,5 milioni persi nel 2017 e ai 104,6 del 2016. Perform, che al 31 marzo aveva un patrimonio negativo per 331,5 milioni, ha bruciato cassa per oltre 86 milioni di sterline in soli tre mesi”.

Logo di DAZN

 

La filantropia e i legami con la politica

Sono davvero numerosi gli enti culturali ed accademici finanziati da Len Blavatnik. National Gallery, Metropolitan Museum, Royal Academy of Arts, Oxford University – dove c’è la Blavatnik School of Government -, Università di Tel Aviv, Stanford University, Theatre Royal Haymarket. Quest’ultimo, antico teatro dell’ovest di Londra, è stato di recente acquistato, con l’intenzione di riportarlo all’antico splendore, per una cifra non rivelata ma che dovrebbe aggirarsi intorno ai 45 milioni di sterline. Secondo Forbes sarebbe la più alta somma mai sborsata per un teatro londinese.

Blavatnik è amico di lunga data di Viktor Vekselberg, uomo vicino al Presidente russo Putin. Il suo occhio è però rivolto anche alla politica USA. In vista delle elezioni presidenziali del 2012, Blavatnik elargì fondi sia al candidato democratico, Barack Obama, che a quello repubblicano, Mitt Romney. Il favore del 48° uomo più ricco del Mondo è però verso il Grand Old Party. Dal 2016 è infatti di 383mila dollari il contributo di Blavatnik ai Repubblicani.

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