Eataly corre verso la Borsa

Lo scorso 31 ottobre il Cda di Eataly ha approvato formalmente la decisione di aprire il capitale a terzi e ha indicato la Borsa come la strada maestra. La quotazione dovrebbe avvenire nel corso del 2018, probabilmente nella seconda metà dell’anno.
Fondata nel 2004 e lanciata nel 2007 da Oscar Farinetti, Eataly può essere considerata oggi la prima catena di negozi alimentari d’alta gamma con una presenza internazionale. Vanta un modello di business completamente nuovo, senza precedenti né competitor. Viene considerata la boutique del cibo: prodotti di nicchia, ambiente esclusivo, angoli ristorazione e prezzi premium sono le sue caratteristiche principali. Una ricetta che ha riscosso l’apprezzamento del pubblico, in realtà, più all’estero che in Italia. New York, ad esempio, è stato uno dei primi store ad essere aperti a livello internazionale ed è la città che registra i tassi di crescita più elevati, tanto che nel 2016 Eataly ha aperto il secondo store.
La mission di Eataly è semplice, ma speciale: creare luoghi armonici nei quali permettere al pubblico di trascorrere del tempo assaggiando prodotti di alta qualità della filiera del cibo italiana.

La rete globale degli store Eataly

L’intera rete commerciale di Eataly conta 28 negozi, di cui 16 all’estero. Ogni punto vendita, ad eccezione di quelli in Medio Oriente, ha un tema specifico: ad esempio, quello di Milano Smeraldo la musica, quello di Monaco la mobilità sostenibile e quello di Copenaghen la felicità.
Il primo store ad essere inaugurato nel 2007 è stato Eataly Torino Lingotto, sorto nell’area industriale torinese. L’anno successivo l’azienda di Farinetti è sbarcata a Bologna e all’estero con il primo negozio internazionale a Tokio, seguito poco dopo dal primo negozio degli Usa, a New York sulla 5th Avenue. La crescita di Eataly ha continuato ininterrotta con aperture a Roma, Genova, Roma, Firenze. Focalizzandoci sugli anni più recenti, nel 2016 sono stati inaugurati gli store a New York (il secondo), Boston, Monaco, Copenaghen, Trento e tre negli Emirati Arabi Uniti. Il 2017, invece, ha visto l’apertura a Trieste, Mosca, Los Angeles e Stoccolma. Per il futuro sono già in programma aperture a Parigi, Londra, Canada, Toronto e in Cina.
L’obiettivo dichiarato dal presidente operativo Andrea Guerra è quello di avere uno store Eataly in ogni capitale del mondo. Lo sviluppo internazionale rappresenta la base della strategia di crescita e la ragione per la quale gli investitori sono attratti da questa società.

La quotazione e la valutazione

Dal punto di vista tecnico si tratterà di un OPV (offerta pubblica di vendita) con i soli azionisti ponti a diluirsi pro-quota. Non ci saranno quindi aumenti di capitale, in quanto la società è in grado di autofinanziare l’espansione estera. A seguire il processo di quotazione sarà la Investment e Merchant Bank Tamburi Investiment Partners, società guidata da Giovanni Tamburi, che è entrata in Eataly due anni fa acquistando il 20% per 120 milioni di euro e che è desiderosa di ripetere la quotazione dei record di Moncler.

“Mi piacerebbe che il cda decidesse di collocare il 30-33% a Milano e non a New York anche se lì sarebbe più facile perché siamo più conosciuti e amati. Vorrei che Eataly fosse detenuta da tanti piccoli risparmiatori italiani”

Questo il commento di Oscar Farinetti che ha preceduto la decisione del CDA di avviare ufficialmente le pratiche per la quotazione in borsa.
Le prime proiezioni delle banche d’affari riportano una valutazione di Eataly che può variare da un minimo di 1,8 fino a 3,6 miliardi. Effettuare una valutazione non appare per nulla semplice. A oggi, non è disponibile un bilancio consolidato, esiste solo un pro-forma del 2016. Nel 2017 la società condividerà un primo documento contabile con valori consolidati. Il giro d’affari previsto nel 2017 sarà pari a 470-475 milioni di euro con un EBITDA atteso pari a 25 milioni. La redditività, vista in termini di EBITDA, si attesta al 5,3%, un valore non altissimo che difficilmente potrebbe giustificare quotazioni stellari. La proprietà ha dichiarato di aspettarsi una quotazione vicina al valore di 3 miliardi. In termini di multipli si parla di 6 volte il fatturato e 100 l’EBITDA, numeri che appaiono relativamente alti.
Tuttavia, si deve considerare che a favore di Eataly giocano due fattori: il primo è la straordinarietà del suo business che gli permette di operare in un mercato senza competitor. Questo rappresenta un vantaggio competitivo indiscusso che si può trasformare in una forma di reddività elevata nel lungo periodo. Il secondo fa riferimento alle potenzialità di crescita previste dall’aggressivo piano di sviluppo su scala globale. Se i progetti di espansione globale procederanno come previsto, Eataly potrà raddoppiare o anche triplicare il suo giro d’affari entro il 2025.
Questa crescita futura attesa potrebbe giocare un ruolo chiave in fase di valutazione, soprattutto in un periodo come quello attuale dove l’attenzione degli investitori è posta maggiormente sulle prospettive di crescita piuttosto che sui fondamentali (si veda, ad esempio, Uber e Snapchat che vantano quotazioni miliardarie con redditività negative).

L’ultimo progetto italiano: Fico Eataly World

Il 15 novembre scorso ha aperto al pubblico Fico, Fabbrica italiana contadina, il parco alimentare di Eataly più grande al mondo. L’ultima creatura di Oscar Farinetti vanta centomila metri quadrati che ospitano tutta la biodiversità italiana: dall’allevamento (con le stalle e gli animali) al piatto servito in tavola, passando per gli orti e fabbriche di alimentari in funzione per mostrare ai visitatori le lavorazioni della materia prima. È fornito anche da un campo di beach volley, un mini golf, sei aule didattiche e sei grandi “giostre” educative per far conoscere i segreti del fuoco, della terra, del mare, degli animali e delle bevande. Fico nasce dalla volontà del Comune di Bolagna e dal mondo cooperativo di ridare nuova vita al Centro agro-alimentare della città per farne un’attrazione turistica.
All’interno di Fico, oltre al supermercato Eataly, si trovano i chioschi di tutte le aziende alimentari che hanno sposato l’iniziativa bolognese: il caffè di Lavazza, Baladin con la sua birra artigianale, la catena di pizzerie Rossopomodoro, il latte Granarolo, il Birrificio Angelo Poretti, il cioccolato Venchi e tante altre eccellenze Made in Italy. L’obiettivo è di portare 6 milioni di persone all’anno che potranno conoscere i prodotti agro-alimentari della filiera italiana e contribuire al successo atteso di Eataly.

 

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