Le cause del crollo del 1987

«Ottobre. Questo è uno dei mesi particolarmente pericolosi per le speculazioni di mercato. Gli altri altrettanto pericolosi sono luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio» – MARK TWAIN

Il 19 ottobre 1987 le Borse in tutto il mondo furono scosse da un tracollo che non si era mai visto. Il crollo iniziò alla Borsa di Hong Kong, ma si diffuse rapidamente in tutti i principali mercati. L’indice Dow Jones a Wall Street a fine giornata segnò un -22,6%, Madrid chiuse con un -31%, mentre Sydney e Hong Kong chiusero con un catastrofico -41,8% e -45%. La Borsa di New York, complessivamente, bruciò oltre 500 miliardi di dollari in quella giornata. Il venerdì precedente nessuno aveva immaginato ciò che si sarebbe verificato alla riapertura dei mercati.

Perciò, quale fu la causa di questo tracollo? La verità è che questo crollo, ancora oggi, non ha una causa universalmente accettata da tutti.

La situazione

Dal punto di vista macroeconomico l’economia statunitense e quella mondiale andavano bene e niente lasciava prevedere questo tonfo. Il mercato azionario statunitense negli anni precedenti era cresciuto del 180% e le riforme attuate dall’amministrazione Reagan (le Reaganomics) promettevano una maggiore globalizzazione finanziaria, anche se negli ultimi anni si era assistito ad un rallentamento dell’economia americana. Nel 1986 ci fu un significativo calo del prezzo del petrolio, che scese di oltre il 50% a metà anno, ma niente di tutto ciò indicava l’inizio di una recessione.

I giorni precedenti al lunedì nero il Down Jones era stato abbastanza irrequieto e turbolento; infatti perse circa il 10% del suo valore, anche a causa di due attacchi dell’Iran a superpetroliere americane nei porti del Kuwait. Tuttavia nessuno si aspettava ciò che sarebbe successo alla successiva riapertura dei mercati, in particolare ciò che si sarebbe osservato la mattina del 19 ottobre in Estremo Oriente, con la Borsa di Hong Kong a fare da triste protagonista.

Le possibili cause

Nel mercato asiatico gli stop loss iniziarono a funzionare improvvisamente, amplificando le vendite ed inducendo a fare altrettanto presso altri mercati. Inoltre, a causa di un grande ciclone extratropicale che colpì la Gran Bretagna, la Borsa di Londra era rimasta chiusa il venerdì antecedente la crisi e questo lasciò molti trader con posizioni aperte, che, alla riapertura delle contrattazioni, iniziarono a vendere.

Per tale ragione molti analisti, successivamente, attribuirono il verificarsi del crollo all’eccessiva informatizzazione dei mercati, che, combinandosi con alcune circostanze tecniche eccezionali, portò a tale risultato. Negli Stati Uniti una commissione di indagine voluta dal Presidente attribuì il crollo alle strategie di credito note come index arbitrage e portfolio insurance, che grazie al computer trading tenevano allineati i prezzi dei Futures e delle relative azioni (spieghiamo di cosa si tratta in questo articolo). Si creò così un flusso quasi infinito di stop-order, dal momento che i prezzi dei Futures erano inferiori di circa il 20% a quelli delle azioni; il mercato iniziò così a scendere rapidamente, seguendo il trend che si osservava negli altri mercati, nei quali gli operatori furono contagiati da una paura irrazionale.

Le soluzioni intraprese

Nei giorni immediatamente successivi le Banche centrali, in special modo la FED, aumentarono la liquidità a breve termine per prevenire una possibile recessione e per stimolare la crescita economica. Inoltre il giorno successivo al crollo la Borsa di New York impedì l’uso dei computer per i contratti a termine e la Borsa dei derivati di Chicago rimase chiusa per alcuni segmenti.

A differenza del 1929, lo shock fu riassorbito in pochissimi mesi e meno di due anni dopo i mercati segnarono nuovi record. Così l’economia reale, grazie all’intervento delle Banche centrali, fu colpita solo marginalmente da tale crollo e continuò a crescere anche nel 1988. Perciò, a differenza del 1929, il crac non fu seguito da un periodo di recessione o di depressione, come invece sarebbe accaduto vent’anni più tardi, nel 2008.

Questo crollo mise in evidenza che l’informatizzazione che stava dilagando sui mercati poteva avere delle conseguenze disastrose. Inoltre la globalizzazione e l’interconnessione dei mercati mostrarono come un evento ad Hong Kong potesse avere un impatto sulla Borsa di New York: un chiaro esempio dell’effetto farfalla (di cui abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo). Per tale ragione le principali Borse mondiali, dopo questa traumatica esperienza, introdussero la sospensione delle contrattazioni per eccesso di ribasso per i titoli con perdite superiori al 10%.

Grazie a tale azione, anche nei momenti più neri, come dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001 o al fallimento della Lehman Brothers, si sono osservate perdite non superiori al 7-8%. In conclusione, questo evento fu, a detta di molti esperti, un classico esempio di cigno nero: un evento impossibile da prevedere.


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