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C’era una volta il Monte dei Paschi di Siena

27 febbraio 1472, Siena. Nasce per volontà della Repubblica di Siena il “Monte Pio”, monte di pietà creato per aiutare le classi disagiate. Attualmente conosciuto come Banca Monte dei Paschi di Siena, il nome venne modificato intorno alla prima metà del XVII secolo poiché lo stato poneva a garanzia dei depositi le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti “Paschi”). Con i suoi oltre 500 anni di storia è ritenuta la banca più antica del mondo. Durante questo lasso di tempo la banca senese ha conosciuto un’importante crescita che la trasformerà da una piccola realtà del centro Italia ad una delle colonne portanti del sistema bancario Italiano per importanza e solidità, questo almeno fino al primo decennio del XXI secolo, poiché in seguito alla grande crisi finanziaria degli ultimi anni, unita alla gestione incompetente se non a tratti fraudolenta del Monte l’abbiano trasformato nel “Grande Malato” del sistema bancario Italiano. Per capire come siamo arrivati a ciò bisogna fare prima qualche passo indietro. Con Decreto del Ministro del Tesoro dell’8 agosto 1995 viene data origine a due enti: la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. Il primo ente ha per scopo statutario il perseguimento di finalità socialmente utili soprattutto con riferimento alla città di Siena inoltre la Fondazione ha posseduto fino al 2012 la quota di maggioranza del secondo ente creato ovvero la Banca Monte dei Paschi di Siena.

Chi controlla la Fondazione? Semplice, il triunvirato del potere locale (Città di Siena, Provincia di Siena, Regione Toscana) storicamente amministrate dal centro-sinistra proprio per questo negli anni passati la banca si è “guadagnata” il soprannome di “Banca Rossa”, sarà proprio questo intreccio politico-finanziario una fra le prime cause del declino della banca senese.

Come detto in precedenza non è possibile individuare una sola causa del tracollo finanziario di MPS, ma una serie che posso essere riassunte in quattro cause principali (tre dirette ed una indiretta).

Ovviamente la causa indiretta viene identificata nella grande crisi finanziaria scoppiata a fine 2007 che ha comportato l’indebolimento di tutte le banche Italiane e mondiali, ma questo non basta a giustificare la sconcertante distruzione di valore avvenuta ai danni dei soci MPS. Per questo diventa necessario sottolineare le tre cause dirette:

 

1a Caso Antonveneta, 8 novembre 2007 MPS comunica di aver raggiunto l’accordo con il Banco Santander per l’acquisizione di Banca Antonveneta per la “sorprendente” cifra di 9 miliardi di euro (sorprendente considerato che Banco Santander l’aveva acquistata pochi mesi prima per 6,6 miliardi) senza contare i circa 7 miliardi di debito in bilancio di Antonveneta. Una trattativa portata avanti per volontà dell’allora presidente Giuseppe Mussari (che sarà indagato per quest’operazione) in poco tempo senza effettuare alcun tipo di         due diligenze preventiva (alcuni operatori stimando che il reale valore della banca in questione fosse all’incirca 1/3 del prezzo pagato da MPS).

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(Fonte Il fatto quotidiano)

 

 

2a Alexandria, Santorini e Nota Italia, Sono i nomi dei derivati stipulati all’incirca nel 2005 da MPS (periodo dove molte banche Italiane si divertivano a “giocare” con i derivati). Nel 2009 in seguito al fallimento di Lehman Brothers i derivati stipulati subiscono una brusca correzione del proprio valore creando un buco di centinaia di milioni di euro. Fu proprio in questo frangente che MPS strinse i rapporti con Nomura. La banca giapponese decise di acquistare i titoli Alexandria a un prezzo fuori dal mercato, consentendo alla banca di occultare la perdita in bilancio. Venne stipulato un contratto in base al quale Siena si impegnava, in cambio di liquidità, a cedere a Nomura BTP trentennali per poi ricomprarli negli anni ad un prezzo più alto. Quindi MPS scelse di adottare una soluzione fraudolenta volta ad occultare la reale situazione in cui versava l’istituto senese, senza quindi occuparsi concretamente dei derivati che continuavano a generare perdite. Ancora oggi vi è divergenza sulla reale perdita che hanno comportato questi strumenti, ma su una cosa sono tutti d’accordo non sono stati un buon investimento per MPS.

 

3a Sofferenze bancarie, arriviamo cosi all’ultimo (cronologicamente parlando) dei problemi di MPS quello dei “famosi” NPL (Non Performing Loans), purtroppo si colloca in cima ai problemi di quasi tutti gli istituti bancari Italiani. Ma che cosa sono questi NPL? Sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Come detto in precedenza questo problema non è esclusivo del Monte, ma in esso assume particolare rilevanza poiché tra le grandi banche è colui che presenta la percentuale maggiore tra crediti deteriorati su crediti totali (ben oltre il 30%).

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(Fonte Sole 24 ore)

 

Ma da cosa è data questa percentuale cosi fortemente sopra la media? Solo da una particolare sfortuna nel scegliere i propri clienti? Per analizzare con chiarezza questo dato bisogna tornare sulla Fondazione (colei che deteneva le quote di maggioranza del Monte), influenzata molto spesso dai vertici locali per via della sua natura fortemente politica a concedere prestiti a persone ed imprese vicine al mondo della politica anche se sprovviste dei requisiti necessari per ottenerli. Questo problema politico (La Fondazione) ha portato MPS in pochi anni da essere “la Banca dei Sogni di Siena” (poiché finanziava con i propri utili qualsiasi iniziativa nella città) ad un disastro politico-finanziario.

Attualmente MPS (sollecitata dalla BCE) è alle prese con un Maxi piano di risanamento che prevede la cessione di 27,7 miliardi di sofferenze lorde ad un prezzo di mercato del 33% (liberandosi di circa 10,2 miliardi di sofferenze nette), per attuare questa vendita congiuntamente sarà necessario un aumento di capitale di 5 miliardi per coprire le perdite in bilancio dovute alla vendita degli NPL.

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(Fonte Il Sole 24 ore)

 

L’aumento di capitale che dovrà affrontare MPS (tra fine 2016 e inizio 2017) si prospetta arduo per molti fattori, tanto per cominciare si tratterebbe del terzo aumento di capitale nel giro di pochi anni, senza contare l’importanza dell’aumento (5 miliardi) se rapportato alla capitalizzazione attuale di borsa di MPS che si attesta in quest’ultimo periodo a 600 milioni di euro (cifra che fa impressione se si pensa che in passato MPS è arrivato a valere tra i 15-20 mld di capitalizzazione). Proprio per quest’ultimo problema MPS nelle ultime settimane ha escogitato una mossa per ridurre l’importo dell’aumento attraverso l’offerta di conversione volontaria di 11 tipologie di obbligazioni subordinate (che hanno valore di circa 4 miliardi) con l’obiettivo di abbattere circa 1,5-2 miliardi l’aumento di capitale. C’è da dire che molte persone hanno visto in questa mossa una sorta di “ricatto” poiché in caso di mancato aumento si andrà verso una operazione di salvataggio con le nuove regole del Bail In, per cui i detentori dei subordinati rischiano di vedersi azzerate le proprie obbligazioni.

Un altro elemento che sta provocando forte incertezza riguarda il referendum del 4 dicembre che rischia di far saltare il duro lavoro che sta svolgendo MPS nel tentare di trovare capitali esteri per l’aumento di capitale (Si parla di un possibile interessi di fondi della penisola Arabica e Statunitensi).

 

QUALE FUTURO PER IL MONTE?

Se l’aumento non dovesse andare a buon fine sicuramente non si prospetta nulla di buono per il Monte, anche se difficilmente si adotterà un meccanismo di bail in puro data la grandezza di MPS (3a banca d’Italia) poiché rischierebbe di danneggiare centinaia di migliaia di famiglie Italiane se non milioni. Se invece l’aumento andrà a buon fine allora può essere davvero la svolta per il Monte considerando che la banca si ritroverebbe più che dimezzate le sofferenze, senza considerare il piano industriale che prevede 2600 esuberi, quindi si andrebbe a risolvere un altro importante problema del sistema bancario Italiano (l’eccessivo numero di dipendenti e filiali). Finalmente Monte dei Paschi potrebbe tornare competitiva e rilanciarsi nel panorama Italiano ed internazionale. Sempre in caso scenario positivo MPS potrebbe rappresentare un affare d’oro considerando il suo prezzo attuale che si aggira intorno ai 0,20 centesimi (minimo storico in area 0,17) soprattutto se considerato che circa un anno fa quotava 1,50 per azione.

SMERALDI LORENZO

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