Cineturismo, quando il territorio diventa protagonista

I fan de “Il Signore degli Anelli” lo sanno bene: è impossibile non rimanere affascinati dalle ampie distese e dai grandiosi paesaggi che fanno da sfondo alle avventure di Frodo e della Compagnia dell’Anello. La famosa trilogia di film diretti da Peter Jackson e ispirati al capolavoro di J.R.R. Tolkien è oramai entrata a far parte della storia del cinema: i tre film della saga hanno vinto complessivamente 18 Oscar e, insieme alla successiva trilogia de “Lo Hobbit”, hanno incassato, solo al box office, 5.9 miliardi di dollari in tutto il mondo. Oltre ad essere divenuto un cult della cultura letteraria e cinematografica, il Signore degli Anelli, grazie alla sua spettacolare scenografia, ha portato alla nascita di uno dei più emblematici casi di cineturismo. Con questo neologismo, o con l’espressione inglese “movie induced tourism”, si vogliono indicare tutte quelle forme di turismo legate a prodotti cinematografici o televisivi.

I luoghi dove si svolgono le avventure di Frodo e Bilbo Baggins si trovano in Nuova Zelanda, un Paese che oggi vede nel turismo la sua seconda più grande industria di esportazione, in termini di guadagni in valuta estera, dopo quella casearia: gli arrivi turistici internazionali sono addirittura raddoppiati negli ultimi due decenni, passando da 1.409.000 nel 1995 a 2.854.000 nel 2014. È stato stimato che, per la Nuova Zelanda, il valore di marketing dei film ambientati nel mondo della Terra di Mezzo sia stato di 42 milioni di dollari (dati NFO New Zealand). Dai risultati di un sondaggio effettuato nel 2004 su un campione di 150 mila visitatori internazionali emergeva che per il 6% di questi i film erano stati uno dei principali motivi che avevano determinato la scelta di visitare quel Paese, mentre per l’1% era stata l’unica ragione del viaggio; da questi dati si può stimare un ritorno di 33 milioni di dollari neozelandesi, NZD (all’incirca 27 milioni di dollari statunitensi) all’anno.

Più recentemente, un nuovo sondaggio ha riportato un risultato ancora più impressionante: circa il 13% dei turisti afferma di essere stato influenzato dall’uscita della trilogia de “Lo Hobbit” nella propria scelta di viaggiare in Nuova Zelanda (fonte: New Zealand Ministry of Business, Innovation and Employment, 2016), con una rapida crescita nel numero di cineturisti da Regno Unito, USA e Germania (Financial Times, 2015).

Cineturismo: una nuova opportunità d’investimento?

Anche se ad oggi non esiste un approccio affidabile e sistematico per misurare gli effetti del cineturismo sul PIL e sull’economia di un Paese a livello macroeconomico, se ne possono sicuramente intuire le eccezionali opportunità di investimento: investire nella produzione cinematografica, infatti, porta ritorni già in fase di produzione, grazie tanto alle spese dirette (produzione per servizi) quanto quelle indirette (investimenti di aziende locali coinvolte).

Questo fatto non è sfuggito al governo neozelandese, che nel 2014, con la New Zealand Screen Production Grant, ha fornito una sovvenzione di base del 20% alle produzioni internazionali e un ulteriore 5% nel momento in cui le produzioni si dimostrino in grado di generare benefici economici per il Paese. Non dovrebbe stupire dunque che due dei film con incassi più alti di sempre, Il Signore degli Anelli e Avatar, siano stati filmati in Nuova Zelanda.

Sempre il governo neozelandese ha riconosciuto l’importanza del brand creato dal mondo fantasy di Tolkien: il servizio doganale neozelandese attualmente timbra i passaporti dei visitatori con un timbro con la dicitura «Benvenuti nella Terra di Mezzo», mentre il servizio postale neozelandese ha emesso francobolli con i volti dei personaggi dei film, nonché alcune monete commemorative. Ovviamente non mancano i pacchetti turistici privati a tema, progettati appositamente per i turisti che vogliano visitare le location delle riprese, come ad esempio gli “Hobbit on Movie Set Guided Tours”.

Il caso Game of Thrones

Un altro luogo che negli ultimi anni ha conosciuto un exploit di visite e soprattutto tour a tema è Dubrovnik, città croata conosciuta da molti come “King’s Landing”, uno dei luoghi più iconici della serie televisiva “Game of Thrones”. Qui l’affluenza è aumentata vertiginosamente, al punto da diventare una vera e propria criticità: solo nel 2015 c’erano 300 tour della città a tema GoT, che in soli due anni sono diventati ben 4500.

La “città vecchia” è sovraffollata e rischia di perdere il riconoscimento di sito patrimonio mondiale dell’UNESCO, titolo che fa sì che la località sia protetta da trattati internazionali. Il sindaco della città, Mato Frankovic, consapevole delle problematiche causate dal sovraffollamento, ha preso importanti misure per rendere il turismo più sostenibile, come ad esempio una limitazione al numero di navi da crociera che possono attraccare nella città nello stesso momento e la rimozione dei tavoli dalle aree esterne.

Il cineturismo in Italia

Il cineturismo è un fenomeno che ha coinvolto intensamente anche l’Italia: il turismo culturale nel 2015 ha portato in Italia 35 milioni di visitatori, generando un fatturato stimato di oltre 11 miliardi (dati Istat). Più del 15% dei cineturisti che visitano l’Italia sono statunitensi; a seguire troviamo gli inglesi, i francesi, i cinesi e gli indiani. L’indimenticabile film del 1953 “Vacanze Romane” ha rappresentato uno dei primi casi di movie induced tourism. Più recentemente troviamo il caso di Matera, che ha conosciuto un incredibile aumento del 144% del turismo tra il 2003 e il 2004 grazie al film di Mel Gibson “The Passion”.

Ad attrarre i visitatori internazionali non sono però solo i film: la serie televisiva “Il commissario Montalbano” ha fatto registrare un +48% di arrivi a Ragusa tra il 2014 e il 2016. Anche Don Matteo ha portato, solo nei primi sei mesi del 2016, ad un aumento di arrivi di oltre il 20% a Spoleto, un beneficio che si è allargato all’intera regione Umbria con un aumento medio del 10%.

Questi sono solo alcuni dei fenomeni di maggior successo legati al cineturismo: nell’immaginario di molti la Scozia è diventata parte del magico mondo di Harry Potter e del telefilm “Outlander”, i castelli inglesi si sono riempiti dei personaggi aristocratici di “Downtown Abbey” e il mondo Disney è diventato realtà nei parchi a tema di Disneyland. Oggi più che mai risulta chiaro quanto l’immaginario creato da un prodotto cinematografico sia in grado di radicarsi in un territorio e di influenzarne il destino economico e culturale.


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