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Come salvare una banca dalla bancarotta

L’evoluzione delle banche e della tutela dei crediti

In passato, gli azionisti acquistavano titoli pensando solo ai profitti, utilizzando grandi leve finanziarie, senza valutare troppo le conseguenze in caso di errori sulle speculazioni. Una grande leva finanziaria, permette di acquistare o vendere titoli per un valore superiore al capitale posseduto. Nel 1929, l’aumento delle quotazioni delle azioni in borsa è stato vertiginoso e, insieme ad altri fattori, ha portato allo storico crollo nella borsa di Wall Street.

Evitare un nuovo crollo del ’29 era di vitale importanza. Nel 1933 il Congresso degli Stati Uniti introdusse il Glass Steagall-Act, una norma che limitava i campi di attività delle banche, dividendole in due tipologie:

  • Banche commerciali: operanti con i depositi dei risparmi della clientela, senza intervenire sui mercati finanziari;
  • Banche di investimento: che si dovevano finanziare senza poter aprire conti correnti, specializzate in servizi finanziari e consulenza ad aziende, istituzioni pubbliche o finanziarie.

La legge del ’33 introduceva quindi misure per controllare la speculazione da parte degli intermediari finanziari. Il Glass Staegall-Act toglie loro la possibilità di effettuare sia l’attività bancaria che quella speculativa.

Più di cinquant’anni dopo, nel 1999, il Congresso degli Stati Uniti ha abrogato il Glass Steagal Act con la legge Gramm-Leach-Bliley-Act. Tale disposizione ha permesso alle banche di svolgere sia l’attività bancaria tradizionale che l’investment banking. Le banche, in questo modo, sono tornate ad usare grandi leve finanziarie.

Accordi di Basilea

Attualmente, gli accordi di Basilea tutelano i risparmi dei privati attraverso requisiti patrimoniali.

Il primo Accordo di Basilea, detto Basilea I,  stabilisce che le banche debbano tenere a disposizione un certo patrimonio per ogni prestito erogato. Infatti, ad ogni apertura di credito deve corrispondere una quota di capitale accantonata per precauzione. La quantità di denaro da tenere a disposizione varia a seconda del rischio associato al finanziamento.

Per l’erogazione di un prestito non poteva essere più considerato solo il rischio di credito. Ciò perchè il rischio di mercato diventava sempre più rilevante con la globalizzazione finanziaria. Di conseguenza si stipulò l’accordo di Basilea II che introduceva norme riguardanti il rischio operativo.

In seguito alla crisi del 2008, il Comitato di Basilea propose l’accordo di Basilea III, consolidando le regole riguardanti il capitale e la liquidità. L’accordo innalza i mezzi patrimoniali che possono essere utilizzati nelle fasi di tensione di mercato. Basilea III introduce il Leverage Ratio, un nuovo indice di leva finanziaria che abbia anche funzione di vincolo.

Come si finanziano le banche?

La cartolarizzazione dei crediti è una particolare tecnica di finanza strutturata nata negli Usa.

Si tratta di una forma di finanziamento tramite il quale le banche evitano di indebitarsi.

La cartolarizzazione consiste nel cedere attività finanziarie, monetizzandole. Queste attività generano flussi finanziari. Nell’operazione intervengono il soggetto che crea la cartolarizzazione (originator), che cede la proprietà di un portafoglio crediti, ed un soggetto acquistante.  Quest’ultimo è l’SPV (Special Purpose Vehicle). Le Spv sono società create appositamente per creare la cartolarizzazione. La società veicolo trasforma le attività cedute in obbligazioni (Asset Backed Securities o notes) da collocare sul mercato.

Il pagamento del prezzo della cessione all’originator avviene tramite il ricavato dei titoli emessi sul mercato. La cartolarizzazione è sancita nell’art.58 del Testo Unico Bancario, di conseguenza la Gazzetta Ufficiale pubblica tutte le cartolarizzazioni che passano per le cessioni.

Come si salvano le banche?

Bail-in

In seguito alla tragedia della Lehman-Brothers, Paul Calello (ex CEO di Credit Suisse) e Wilson Ervin (Vice presidente del Credit Suisse) definirono la prima proposta di salvataggio interno delle banche. Ciò ha poi portato all’adozione dell’ultima normativa europea in cui si passa al bail-in. E’ il caso in cui il salvataggio viene avviato dagli stakeholder interni (soggetti che sono coinvolti nell’azienda).

Il bail-in è entrato in vigore nel gennaio 2016 . Questo tipo di salvataggio della banca azzera il valore nominale delle azioni e riduce al minimo il valore delle obbligazioni.

Sono chiamati in causa con tale gerarchia gli stakeholder interni:

  • Investitori, a loro volta divisi in
  1. Azionisti
  2. Obbligazionisti
  • Risparmiatori, nonché i depositanti con un conto corrente superiore a 100.000€. In caso di bail-in, non si toccano tutti i risparmi, ma solo la parte eccedente ai 100.000€.

Il Fondo di Garanzia dei Depositi garantisce per tutti i depositi inferiori a 100.000€. Garantisce anche i depositi cointestati superiori a 100.000€, purchè il deposito dei singoli sia inferiore a 100.000€.

Bail-in – Differenza con il Burden Sharing

Con il metodo del burden sharing, gli azionisti e creditori devono contribuire agli oneri per il salvataggio della banca in crisi mediante la svalutazione del valore nominale dei loro crediti o la loro conversione in capitale. Solo in seguito possono essere coinvolti fondi pubblici per salvare la banca. Gli aiuti dello Stato sono regolarizzati da norme, ma devono essere subordinati alla condivisione degli oneri da parte degli investitori. La normativa in vigore fino al 2015 prevedeva invece il salvataggio esterno della banca (bail-out), non più attuabile.

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