Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione: perché l’Italia è così indietro

Cosa si intende per “digitalizzazione della Pubblica Amministrazione”?

Fonte: Mobynews

 

Per “digitalizzazione della Pubblica Amministrazione” o e-government si intende

<<l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle pubbliche amministrazioni, coniugato a modifiche organizzative ed all’acquisizione di nuove competenze al fine di migliorare i servizi pubblici ed i processi democratici e di rafforzare il sostegno alle politiche pubbliche>> (Fonte: Astrid, paper di Francesco Martines).

La Commissione Europea nel porre gli obbietttivi da raggiungere nell’e-government, pone l’attenzione sulla massima trasparenza, efficienza ed inclusività affinché vengano erogati

«servizi pubblici end-to-end senza frontiere, il più possibile personalizzati ed intuitivi a tutti i cittadini e a tutte le imprese nell’UE» (Fonte: europa.eu).

Il ricorso alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazioni (ICT) rende più efficiente l’attività dell’amministrazione sia nel back office, ossia l’attività interna della Pubblica Amministrazione, che nel front office, ovvero nella relazione con il pubblico. L’amministrazione grazie agli strumenti ICT può ricercare documenti in maniera più rapida, accedere direttamente agli atti di altri uffici, trasmettere e ricevere dati in tempo reale. L’ente amministrativo può quindi esercitare le proprie funzioni istituzionali in meno tempo e con costi minori. Inoltre, il cittadino può avere le informazioni in tempo reale con una connessione ad Internet.

 

Perché l’Italia è così indietro?

Tra gli elementi di criticità che hanno rallentato un processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA) in Italia ve ne sono diversi riscontrati dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione e l’innovazione dalla PA del Dicembre 2018. Queste criticità possono essere così suddivise:

Scarsa reattività delle amministrazioni

In questa casistica rientrano episodi di inadempimento di legge da parte di alcune amministrazioni, che in violazione di un obbligo in vigore dal settembre 2016 non hanno provveduto alla nomina del responsabile alla transizione alla modalità operativa digitale. Inoltre, in quasi la totalità dei casi i dirigenti generali nominati responsabili alla transizione digitale evidenziano l’assenza dei requisiti richiesti.

Difficoltà nella dematerializzazione dei procedimenti amministrativi

I procedimenti amministrativi che prevedono lo scambio di documenti cartacei con le imprese sono ancora il 31%. L’82% della comunicazione nella pubblica amministrazione avviene in formato digitale. Inoltre, il 26% dei comuni mantiene ancora in vita il fax, mentre all’interno degli enti locali le comunicazioni tra e con i dipendenti rimangono in modalità analogica nel 28,5% dei casi.

Sulla dematerializzazione la strada da percorrere è ancora molta, infatti, il 40% dei documenti originali risulta non essere formato per mezzi informatici. L’87% dei comuni prevede ancora dei procedimenti che richiedono l’apposizione di timbri, di firme autografe, di sigle a margine, di bollinature e così via.

I risultati possono essere considerati soddisfacenti sul lato del front-office, con gli enti locali sempre più attenti a digitalizzare i servizi. Tuttavia più negativa è la situazione del back-office, dove sopravvivono ancora delle consuetudini e delle pratiche di tipo analogico e dove è più difficile realizzare una trasformazione digitale. Infatti, se da una parte vi è scarsa attenzione alle disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), dall’altra ritorna la solita assenza di competenze, in particolare nei ruoli apicali.

 

Relazione DESI dei paesi dell’UE, che rileva i progressi compiuti dagli Stati membri in termini di digitalizzazione.

 

Il caso delle carte d’identità elettroniche

Un caso eclatante è quello della Carta d’Identità Elettronica (CIE). Istituita per legge nel 1997, grazie a Bassanini, era considerata all’avanguardia, in quanto prevedeva anche la possibilità di usarla per effettuare pagamenti verso la PA. Purtroppo, dopo i primi esperimenti negli anni 2000, ha visto solo nel 2018 la sua diffusione su tutto il territorio nazionale. Inoltre questo è stato possibile solo grazie al commissario europeo per gli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos.

Il motivo del ritardo ventennale nell’applicazione della legge Bassanini sta nella volontà dell’allora ministro degli Interni di dotare la smart card di maggiori standard di sicurezza. Questa doveva avere una banda ottica, all’epoca però costosa ed economicamente non sostenibile per un grosso quantitativo. Per questo si scelse di sospendere l’emissione delle carte d’identità elettroniche. Nel 2019 sono circa 7 milioni le CIE attive.

 

Costi e perdita di efficienza amministrativa

Una costante inefficienza comporta un costo maggiore per il bilancio della pubblica amministrazione. Infatti, secondo l’Osservatorio Netics, nel 2017 solo nel settore della sanità si sarebbero potuti risparmiare almeno 7 miliardi all’anno se ci fosse stata una piattaforma online unica per le gare pubbliche per beni e servizi ospedalieri. Nel resto della Pubblica Amministrazione non va meglio. La spesa per consumi intermedi, ovvero per beni e servizi prodotti dagli uffici pubblici, è di circa 130 miliardi di euro l’anno. Il risparmio che si può ottenere con l’e-procurement può arrivare al 20%, pari ad oltre 25 miliardi di euro. La mancata digitalizzazione lascia per strada due punti di PIL all’anno e decine di miliardi in termini di disagi e disservizi.

 

Azioni intraprese per la digitalizzazione ed obiettivi futuri

Il 19 febbraio 2018 è stato annunciato il nuovo Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA). Questo ha portato importanti benefici alle amministrazioni, in termini di rapidità delle procedure e convenienza degli acquisti. Secondo il Rapporto di sostenibilità pubblicato da Consip, si stimano circa 8 miliardi di euro di risparmio. Più di 600mila contratti dematerializzati sono stati conclusi sulla piattaforma elettronica, a cui sono iscritte oltre 90mila imprese. Inoltre, si segnalano 75 mila gare e 297 contenziosi che le amministrazioni hanno potuto evitare utilizzando gli strumenti Consip, 50 milioni di documenti di carta dematerializzati grazie all’utilizzo degli strumenti elettronici d’acquisto, 3.1 miliardi di acquisti effettuati sul MEPA (di cui il 91% verso piccole e medie imprese).

I prossimi obiettivi del settore sono indicati all’interno del Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, la quale detta indirizzi per mettere in atto una strategia condivisa con tutti i possibili attori della trasformazione digitale del paese. Il Piano triennale 2019-2021 prosegue le linee di azioni del precedente triennio, con alcune novità nella strategia di trasformazione digitale per lo sviluppo dell’informatica pubblica. Tra gli obiettivi preminenti si individuano: il rafforzamento del paradigma Cloud nella PA con l’applicazione del principio “cloud first” e la definizione di modelli e strumenti per l’innovazione per la PA con un’attenzione ai temi dell’open innovation e al paradigma smart landscape.


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