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Disparità di crescita in Europa

Oggi più che mai il sistema Unione Europea è oggetto di critica in tutto il continente. Il nodo centrale che preoccupa è la disparità nella crescita dei diversi Paesi europei, disparità che viene accentuata dalla moneta unica. Per rendersi conto del problema è utile osservare tre casi esemplari: Germania, Grecia e Italia.

 

Il quadro generale

E’ trascorso oltre un decennio dalla crisi del 2007/08. Nel frattempo il Giappone ha vissuto un incremento del PIL dell’8%, gli Stati Uniti del 34% circa e la Cina del 244% (dati riferiti al periodo 2007-17 – Fonte: tradingeconomics).

Per avere una visione quanto più possibile d’insieme della realtà europea si possono prendere in esame tre economie, ossia Germania, Grecia e Italia. Di questi Paesi è utile osservare le disparità in evoluzione del PIL, disoccupazione, crescita del debito pubblico rispetto al PIL e salari medi.

 

Germania

La Germania, detta “locomotiva d’Europa”, nell’arco temporale 2007-18 ha registrato un aumento del GDP (Gross Domestic Product – PIL) del 35% (Fonte: Eurostat). La disoccupazione, invece, è passata dall’8,5% al 3,4% mentre il debito pubblico rispetto al PIL si è ridotto dal 63,7% al 60,9%. Lo stipendio medio è passato da circa €3000/mese ad oltre €3800 (Fonte: tradingeconomics).

 

Grecia

La Grecia, all’estremo opposto rispetto alla Germania, ha dovuto far fronte ad una contrazione del Prodotto Interno Lordo del 21%. Il tasso di disoccupazione è passato dall’8,4% al 19,3% mentre il debito pubblico rispetto al PIL è  passato dal 103,1% al 181,1%. Lo stipendio medio si è ridotto da oltre €1200 al mese a meno di €1100.

 

Italia

In Italia il PIL è aumentato del 9%. Il tasso di disoccupazione, però, è passato dal 6,1% al 10,6% mentre il debito pubblico rispetto al PIL è salito dal 99,8% al 132,2%. Il salario medio, invece, è aumentato da €2190 al mese a €2434.

 

Il quadro generale

Germania, Italia e Grecia a confronto dal 2007 al 2018 (Immagine originale di Starting Finance a cura di Michele Marco Merola)

 

Nonostante le tre nazioni siano incluse nella stessa area monetaria si trovano in situazioni molto diverse, a causa della diversa forza commerciale delle medesime. A tal proposito, è utile far riferimento al REER (Real Effective Exchange Rate), ossia

una misura del valore di una valuta contro una media pesata di diverse currencies straniere, divisa per un deflatore dei prezzi o indice dei costi. Un aumento nel REER comporta che l’export diventi più costoso e l’import più conveniente mentre un incremento indica una perdita di competitività. (Fonte: Datahelp)

Ai sensi infatti de “Il Sole 24 ore”,

Il tasso di cambio reale effettivo (Real Effective Exchange Rate – REER) in Germania continua ad essere sottovalutato in un intervallo tra il 10 ed il 20% rispetto al suo valore teorico di equilibrio; in altri termini se esistesse ancora il marco tedesco, esso sarebbe una valuta molto più forte che renderebbe le esportazioni tedesche meno convenienti e favorirebbe le importazioni, riportando naturalmente in equilibrio la bilancia commerciale.” (Fonte: Il Sole 24Ore)


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