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Fortune Global 500 – 2018

Come ogni anno, il Fortune, noto business magazine statunitense, ha riportato la “Fortune Global 500”, la lista delle 500 aziende più importanti per fatturato. Il primo aspetto che si evince risulta essere la composizione della lista con 126 aziende statunitensi, 120 cinesi e poco più di 100 europee. La lista ovviamente include le aziende i cui dati finanziari sono stati resi noti pubblicamente.

Exor

L’italiana Exor è presente nella classifica, collocandosi al diciannovesimo posto e scavalcando multinazionali ben più famose come Honda, Ford e BNP Paribas per ricavi generati nell’anno attuale. Fondata da Giovanni Agnelli, Exor rappresenta una delle principali società d’investimento europee. La società è ancora appartenente alla famiglia, che detiene quote importanti in altre società come FCA (28,98%), CNH Industrial (26,89%), Ferrari (22,91%), Juventus (63,77%) e The Economist (43,40%).

Grazie a questi investimenti lungimiranti e ad accorgimenti importanti dal punto di vista fiscale con lo spostamento della sede principale nei Paesi Bassi, l’azienda presenta un fatturato di circa 162 miliardi di dollari con un numero elevatissimo di dipendenti in tutto il mondo, il cui ammontare supera le 300.000 unità.

I giganti del tech

La testa della classifica viene guidata dal colosso statunitense Walmart, la catena più importante nella grande distribuzione organizzata negli Stati Uniti d’America e non solo con un immenso fatturato di 500 miliardi di dollari. Sorprendente, invece, l’incremento di ricavi di Toyota e Volkswagen rispetto allo scorso anno, collocandosi in sesta e settima posizione. Le prime grandi multinazionali tech molto conosciute come Apple, Samsung ed Amazon si collocano rispettivamente al 11°, 12° e 18° posto nella lista, ma sicuramente saranno destinate a scalare la classifica nei prossimi anni grazie allo sviluppo ormai irrefrenabile di tecnologie come l’artificial intelligence, l’internet of things e delle automobili elettriche, tutti campi in cui sono impegnate tre compagnie.

Scontro sull’energia in Cina

Particolare menzione meritano State Grid Company e Sinopec, due società cinesi operanti in settori diametralmente opposti ma con risultati finanziari molto simili. State Grid opera nel settore elettrico e distribuisce l’energia in Cina, ha sede a Pechino e gestisce la distribuzioni da filiali nella Cina settentrionale, nord-orientale, orientale, centrale, e nord occidentale. Recentemente ha presentato un progetto molto ambizioso: utilizzare le nuove reti prodotte come fonti di trasmissione dell’energia ad altissima capacità e bassa dispersione, capaci di connettere tutto il mondo. Questo permetterà di rendere finalmente possibile uno sviluppo rapido delle fonti di energia rinnovabile, perché non ci sarebbero più i problemi derivanti dalla discontinuità della produzione di elettricità proveniente dal Sole e dal vento. Il progetto dovrebbe portare entro il 2050 a produrre il 90% dell’elettricità attraverso fonti rinnovabili a livello mondiale, con investimenti globali pevista per la cifra astronomica di 50mila miliardi di dollari in 30 anni. Diametralmente opposto è l’atteggiamento prospettico dell’altra società cinese, Sinopec, operante nel settore petrolifero e petrolchimico. Quest’ultima fonda la propria ricchezza sulla produzione e raffinazione di prodotti chimici e petroliferi notevolmente inquinanti ma che generano dei ricavi vicini ai 350 miliardi di dollari, superiori anche alla suddetta State Grid. La Cina risulta essere il Paese che investe maggiormente nel rinnovabile, ma si attesta comunque come il più inquinato. Ciò che evidenzia, infatti, la netta esplosione futura e la crescente solidità economica della State Grid e delle energie rinnovabili risulta essere il tasso di crescita annuo a cui marcia il colosso che si attesta al 22,2% contro il 10,7% della Sinopec. Energie rinnovabili e settore tech saranno quindi i leader dei prossimi decenni con risultati a favore già dal 2018, a discapito ovviamente di tutte quei settori non rinnovabili che saranno destinati a soccombere nel tempo causando il tramonto dei suoi più grandi colossi mondiali.

 

 

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