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Forward e Futures: così simili, così diversi

I derivati, come indica il loro nome, sono strumenti il cui valore deriva e dipende da un sottostante. Negli ultimi anni si è assistito ad un loro crescente sviluppo sia nella tipologia che nel volume di scambi. I derivati sono utilizzati principalmente per ragioni di diversificazione, di copertura (hedging) e di speculazione. Una classificazione esaustiva è pressoché impossibile; tuttavia si può fare una distinzione tra strumenti negoziati in mercati Over The Counter (OTC) e strumenti scambiati in mercati regolamentati: parliamo di contratti Forward e Future.

I Forward

Tra i primi e più semplici strumenti negoziati OTC ci sono i Forward, che venivano scambiati sin dall’antichità (celebre divenne il loro utilizzo nel corso della bolla dei tulipani, di cui abbiamo parlato in questo articolo). La loro introduzione e l’iniziale utilizzo erano legati soprattutto al mondo delle commodities, dove hanno lo scopo di contrastare l’incertezza derivante dal prezzo che si sarebbe potuto osservare nel futuro. Un contratto Forward è un accordo tra due parti in cui una di esse assume l’obbligo di comprare e l’altra di vendere uno specifico asset ad un prezzo prestabilito (indicato come Delivery Price) ad una data precisa nel futuro (indicata come Maturity). Il soggetto con l’obbligo di vendere assume una posizione corta (Short Forward), mentre la persona con l’obbligo di acquistare assume una posizione lunga (Long Forward). La parte che assume una posizione short guadagnerà ogni volta che il prezzo spot, cioè il prezzo osservabile direttamente sul mercato principale, sarà inferiore al Delivery Price; per la parte che assume una posizione long varrà esattamente l’opposto.

Il prezzo e le altre caratteristiche del contratto sono stabilite al tempo iniziale, quando non è richiesto nessun tipo di pagamento (il quale avverrà al tempo finale); al tempo iniziale si ha così un esborso pari a zero. Per tale ragione, per il pricing di un Forward è possibile utilizzare la teoria di non arbitraggio e non sono richieste complesse formule matematiche, dal momento che il payoff è lineare. Infatti il Forward Price al tempo T (cioè alla Maturity del contratto) è il Delivery Price di un ipotetico Forward con la stessa Maturity tale che il valore iniziale del contratto sia zero. Il prezzo di un Forward è influenzato anche da eventuali dividendi rilasciati dal sottostante o da spese di assicurazione e di deposito tipiche delle commodity, modificando così la formula del pricing.

I Futures

Uno strumento simile al Forward è il Future. I Futures possono essere considerati come dei contratti Forward standardizzati, ovvero contratti in cui sono standardizzati il volume, il tipo e la natura del sottostante. Infatti tali contratti sono uguali per oggetto, dimensione, date di scadenza e regole di negoziazione. Il loro scambio iniziò per la prima volta nel 1848 alla Chicago Board of Trade. Per garantire un alto grado di liquidità si basano sul meccanismo delle clearing house (CH).

Esse sono organizzazioni presenti all’interno dei mercati con lo scopo di garantire che ogni contratto venga correttamente eseguito. Per tali ragioni richiedono un deposito iniziale (Initial Margin) e un deposito che deve essere costantemente mantenuto (Maintenance Margin), così da costituire una riserva che può essere utilizzata dalla clearing house nel caso in cui il soggetto non adempia all’obbligazione. Si nota in tal modo il ruolo e il principio di sostituzione che caratterizza il funzionamento della CH: infatti il soggetto di ogni operazione non ha un’obbligazione verso la controparte, ma verso di essa.

La presenza di tale istituzione riduce enormemente il rischio di default connesso all’utilizzo dei Futures. Infatti alla chiusura di ogni trading day la CH calcola i guadagni e le perdite legati ad ogni contratto in base al prezzo finale e chiude tutti i contratti esistenti, che il giorno successivo vengono riaperti automaticamente al settlement price (il prezzo di chiusura ufficiale). I possessori di Futures che hanno subito una perdita vedranno una deduzione pari alla perdita stessa sul proprio conto, viceversa, coloro che hanno avuto dei guadagni vedranno accreditata una somma equivalente.

Nel caso in cui tale conto dovesse scendere al di sotto del Maintenance Margin, la CH impone (con la cosiddetta Margin Call) al possessore del Future di ripristinare l’Initial Margin, pena la chiusura del contratto. Risulta così evidente come il funzionamento di questo meccanismo sia una delle principali differenze tra i Forward e i Futures.

Le differenze tra i due strumenti

Una limitazione legata all’utilizzo dei Futures è connessa proprio alla standardizzazione dei contratti in quanto si possono presentare dei casi di hedging imperfetto, cioè situazioni in cui le perdite derivanti da eventuali cambiamenti sfavorevoli del prezzo non sono completamente coperte. Infatti spesso non sono disponibili contratti che hanno la stessa Maturity e il volume richiesti; per questo si è esposti ad ulteriori rischi che nei Forward non sono presenti.

Sia i Futures che i Forward sono contratti che obbligano l’acquirente a comprare o il venditore a vendere un asset ad una data futura e a un prezzo prestabilito. La motivazione che porta alla loro sottoscrizione è la medesima, quella di fare hedging o speculare sul movimento del prezzo dell’asset sottostante, ma, come si è visto, il rischio insito nei due strumenti è molto diverso. Così il possibile acquirente deve sempre considerare il trade-off tra rischio di default e flessibilità dello strumento.

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Fonte: Borsa Italiana

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