Gli investimenti nel settore automotive: le auto storiche

Quando si pensa ad un investimento, generalmente si considerano le azioni, le obbligazioni e, in particolar modo in Italia, il vecchio e amato mattone. Tuttavia, oggi esistono svariate altre forme di investimento che permettono di ridurre i rischi, ed il proliferare di fondi comuni ha reso disponibile pressoché qualsiasi forma d’investimento, dallo S&P500 agli indici azionari dei Paesi emergenti, raggiungendo così una diversificazione senza precedenti. Tuttavia, come è facilmente osservabile dagli investitori retailer, molti di questi fondi, al netto delle spese di commissione e di gestione, non offrono rendimenti esaltanti. Per questo motivo si sono sviluppate forme di investimento alternative, in beni che, fino a qualche decennio fa, venivano visti soltanto nell’ottica del collezionismo. Tra questi, uno dei più rilevanti e anche interessanti è quello delle auto storiche e delle auto sportive di lusso.

Il mercato delle auto storiche

Il mercato delle auto storiche, analogamente a quello dell’arte, negli ultimi anni ha raggiunto un vero e proprio boom, con incrementi di valore davvero ingenti. Talvolta capita così che l’investimento in tali automobili sia più redditizio di molti altri prodotti finanziari largamente diffusi tra il pubblico.

La compagnia assicurativa Hagerty, specializzata in auto classiche, ha creato numerosi indici che rappresentano il valore di particolari categorie di auto. Come per tutti gli indici finanziari, viene selezionato un paniere di beni ritenuto rappresentativo per quella determinata categoria; il valore è determinato dai prezzi che raggiungono tali auto nelle aste ufficiali. Ciò comporta una valutazione per difetto, poiché non sono considerate le transazioni tra privati. Tra i vari indici, i più interessanti e anche i più redditizi sono senza dubbio due: il Ferrari Index e il Blue Chip Index, cioè le venticinque auto più ricercate dal Dopoguerra.

Considerando il periodo compreso tra il 2007 e il 2018 si nota come il rendimento di entrambi gli indici sia cresciuto molto più di numerosi indici azionari. La performance record spetta al Ferrari Index, un indice composto dalle 13 Ferrari da strada più ricercate, che ha segnato un CAGR (compound annual growth rate) di circa il 17.5%, riuscendo ad ottenere così una performance addirittura superiore allo S&P500 nello stesso periodo.

Ferrari Index; CAGR: 17.5%
Blue Chip Index; CAGR: 13.5%

Il valore delle Ferrari, specialmente quelle storiche, ha registrato un boom già a partire dalla fine degli anni Ottanta, con la morte di Enzo Ferrari. Molti analisti, a riguardo, hanno parlato proprio di «febbre da oro rosso». Alcuni modelli, in particolare l’iconica Ferrari 250 GTO, hanno raggiunto quotazioni astronomiche: basti pensare ai 70 milioni di dollari ad un’asta del 2018 per una 250 GTO vincitrice del Tour de France nel 1964 e quarta classificata alla 24 Ore di Le Mans del 1963. Analizzando in maggior dettaglio la performance del Ferrari Index si può notare come la maggiore crescita si è avuta nel triennio 2012-2014, quando l’investimento in Ferrari è stato considerato quasi come un bene rifugio.

Acquistare “azioni” di auto storiche e determinarne il valore

A fronte di questi risultati record, negli Stati Uniti è nata un’applicazione che consente di acquistare “azioni di un parco di automobili”, rendendole così dei comuni prodotti finanziari. Il funzionamento di tale applicazione è molto semplice: le automobili che si prevede possano avere la più alta crescita nel tempo vengono acquistate da uno speciale broker, che le conserva in un ambiente protetto, facendole partecipare però ai vari concorsi (Villa D’Este e Pebble Beach Concours d’Elegance solo per citarne alcuni). Tale forma di investimento è regolata dalla US Securities & Exchange Commission e prevede una quota minima di soli 50 dollari.

La domanda che molti si staranno ponendo è come determinare correttamente il valore di un’auto storica. La risposta più semplice è che non è possibile. Sicuramente non possono essere assimilate ad un titolo generante futuri cash flow che possono essere attualizzati, come invece avviene per la maggior parte degli strumenti finanziari.

Per quanto riguarda le auto storiche, gran parte del valore è determinato dalla storia stessa dell’auto in questione (cioè chi sono stati i possessori e, per quanto riguarda le sportive, a quali gare ha partecipato) e alla presenza di componenti originali, nonché da peculiarità che la distinguono dalle altre: ad esempio, parte della cifra astronomica raggiunta dalla 250 GTO nel 2018 deriva dal fatto che non è rossa come la maggior parte degli esemplari, ma ha una colorazione grigia con dettagli gialli. Inoltre, il restauro completo può portare a rialzi fino al 200%, mentre un’auto in condizioni originali, ma che richiede importanti interventi di restauro, può subire una svalutazione anche del 30-50%. Si hanno così enormi discrepanze di valore tra gli stessi modelli.

Non tutte le auto sono uguali

Tuttavia il mercato delle auto da collezione non è così redditizio come potrebbe apparire dai precedenti grafici. Innanzitutto si nota come per qualsiasi indice gli ultimi anni siano stati caratterizzati da una fase di stagnazione. In molti casi addirittura il mercato è stato in calo; occorre perciò fare dei distinguo. Soltanto le “auto superstar”, cioè delle case automobilistiche più famose, risultano ancora essere tra le più ricercate e di conseguenza le più costose. Tuttavia, fuori da questo “mondo magico” la realtà è ben diversa, con una generale tendenza alla stabilità, se non ad una crescita molto lenta, come è possibile osservare dai dati di Hagerty basati sull’Affordable Classic Index e sul Muscle Car Index, che hanno registrato performance ben più modeste.

Un altro pericolo connesso agli investimenti nelle auto storiche è legato al mito del bene rifugio durante le crisi; mentre per alcune di esse tale principio rimane ancora oggi valido, altre auto (anche tra le “superstar”) hanno registrato importanti ribassi, in alcuni casi superiori al 20%, come per l’iconica Mercedes 300 SL “ali di gabbiano”. Per tale motivo, oltre a prestare attenzione all’auto su cui investire, riveste un ruolo cruciale anche il timing.

Affordable Classic Index; CAGR: 3.32%
Muscle Cars Index; CAGR: 2.01%

 


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