I Green Bond, come arricchirsi facendo bene all’ambiente

I Green Bond funzionano in modo molto simile alle obbligazioni, con la differenza che la liquidità ottenuta dall’impresa che li emette deve essere investita in progetti con un positivo impatto ambientale. Si tratta di uno strumento finanziario recente, è stato introdotto nel 2014. Per essere classificata come tale, una obbligazione verde deve rispettare i canoni del “Green Bond Principles“, che riguarda la raccolta e l’impiego del denaro, la valutazione e selezione dei progetti, la gestione dei proventi ed il reporting.

 

 

 

Nonostante la similarità di fondo, i Green Bond si differenziano dai Project Bond. Infatti il valore dei primi dipende solo dal merito di credito dell’emittente, non dall’efficacia o dal successo del progetto che mirano a supportare. Ciò contribuisce a diminuire il loro grado di rischio, oltre al fatto che le società che li mettono in circolazione hanno di solito un rating alto, con una percentuale del 38% per le AAA, 17% di AA e soltanto un 3% di “junk bond”.

 

 

 

 

La diffusione dei Green Bond

Secondo quanto affermato nel report “Obbligazioni e cambiamento climatico, lo stato del mercato nel 2017” pubblicato dalla ONG Climate Bonds Initative su incarico della banca londinese HSBC, l’incremento delle obbligazioni verdi nel 2017 è stato notevole. I Green Bond hanno raggiunto un valore complessivo di 221 miliardi di dollari (187 miliardi di euro). Se si estendono tali risultati a tutte le obbligazioni legate al clima, si arriva ad una valutazione di 895 miliardi di dollari (760 miliardi di euro), con un aumento di 201 miliardi di dollari (170 miliardi di euro) rispetto al 2016.

 

Durata e rating dei green bond. Fonte: Climate Bonds Initiative

 

 

Lo studio condotto prende in considerazione sei macro-aree: trasporti, energia, costruzioni e industria, acqua, rifiuti e inquinamento, agricoltura e foreste. In particolare emerge il settore dei trasporti, con un totale del 61% dei bond in circolazione, al secondo posto si attesta l’energia con il 19%, mentre la restante parte è frammentata fra percentuali comprese tra l’1% e il 3%. L’analisi ha evidenziato che i principali emittenti di tali obbligazioni sono le società pubbliche o le controllate di Stato, con un 61% dei green emessi in yuan, un 26% in dollari ed infine un 20% in euro.

 

Il tema dei Green Bond all’inizio interessava solo istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale e la Banca Europea per gli Investimenti, in seguito è entrato nell’universo aziendale grazie anche al supporto della Cop21 parigina e degli accordi sul clima. A ciò si aggiunge anche la politica scelta dalla Commissione Europea, che impone l’introduzione di un supplemento annuo di 177 miliardi di euro in obbligazioni verdi dal 2021 per raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030. A tal proposito, come riporta il pacchetto di misure “Energia pulita per tutti gli europei”, gli investimenti ed i finanziamenti tramite Green Bond potrebbero iniziare giocare un ruolo sempre più rilevante.

 

 

La fiducia degli investitori nella continua crescita del mercato obbligazionario green trova le sue radici in due fattori. Da una parte la politica dei Paesi emergenti (soprattutto Cina ed India) intenzionati ad assumere un ruolo preponderante nel settore della sostenibilità. Dall’altra parte è aumentata l’attenzione alle tematiche legate all’ambiente delle istituzioni sovranazionali, quali la European Bank of Reconstruction and Development, European Investment Bank, International Finance Corporation.

 

I Green Bond nel mondo

La rilevanza assunta dai Green Bond è riscontrabile nelle politiche di Stato attuate da molti governi, come la Polonia e la Francia. La prima ha scommesso sulla finanza verde emettendo, a dicembre 2016, obbligazioni con scadenza a 5 anni del valore di 750 milioni di euro. Dal suo canto la Francia, il mese successivo, ha messo in circolazione obbligazioni verdi con scadenza nel 2032, dal valore complessivo di 7,5 miliardi di euro e con un tasso di rendimento poco superiore a quello consueto dei comuni bond. Una tale offerta è riuscita ad incontrare una domanda tre volte maggiore, concretizzatasi con ordini per 23 miliardi di euro.

 

 

 

 

Il continente asiatico è, per volume di investimenti, la “capitale della finanza green”. Nel 2016 gli enti finanziati cinesi hanno emesso obbligazioni per 11,2 miliardi di dollari, pari ad un terzo del totale dei green bond mondiali, con l’aggiunta di ulteriori investimenti per 300 miliardi di dollari per la realizzazione di obiettivi ambientali nel piano quinquennale che si concluderà nel 2020. Grandi prestazioni anche da parte dell’India, in cui gli strumenti finanziari verdi tra il 2015 e il 2016 hanno riscosso grande successo in Giappone e Corea del  Sud.

 

La diffusione dei Green Bond in Asia

 

La situazione in Italia

In Italia i  Green Bond stanno avendo una notevole diffusione, grazie anche alla politica informativa atta a  sensibilizzare gli investitori sul tema, che si è compiuta negli ultimi due anni. La politica per favorire la circolazione di obbligazioni verdi è stata realizzata attraverso elenchi di strumenti green per la negoziazione sui mercati, MOT ed ExtraMOT. Proprio su quest’ultimo è entrato in negoziazione il più grande Green Bond corporate a livello europeo, emesso da Enel Finance International N.V. e garantito da Enel S.p.A. per un controvalore complessivo di 1,25 miliardi di euro, con cedole annuali pari all’1% del valore nominale e scadenza fissata al 16 settembre 2024.

Il Belpaese è membro della Sustainable Stock Exchanges Initiative, sostenuta dalle Nazioni Unite con il fine di garantire una transizione verso un’economia a basso impatto ambientale, attraverso l’emissione delle obbligazioni “climate-aligned”.

 

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