Il Criptorublo

Le potenzialità del sistema blockchain non sono di certo passate inosservate agli occhi del governo russo, che negli ultimi mesi sta lavorando al lancio del cosiddetto criptorublo. Quest’ultimo, secondo quanto dichiarato da Sergei Glazyev, consigliere economico del presidente russo, non sarebbe altro che lo stesso rublo, scambiato però attraverso il sistema blockchain; la sua circolazione sarà soggetta a restrizioni, permettendo al Cremlino di tracciarne i movimenti. L’idea è quella di raggirare le sanzioni inflitte al Paese dall’Occidente e attrarre investimenti dall’estero attraverso una criptovaluta creata e garantita dal governo stesso.

Per adesso il progetto non è ancora chiaro. Secondo Arseniy Sheltsin, a capo della Russian Association of Cryptocurrency and Blockchain (RACIB), i dettagli saranno presentati e discussi in maniera ufficiale a luglio del 2018, mentre il rilascio della moneta virtuale non avverrà prima del 2019. Ad ogni modo, stando a quanto riportato da CoinTelegraph, sappiamo che la moneta virtuale non sarà minabile, ma verrà emessa e controllata dalle autorità. Inoltre i criptorubli potranno essere scambiati con i rubli tradizionali in qualsiasi momento purché si riesca a dimostrare la loro provenienza; in caso contrario verrà applicata un’imposta pari al 13%. Tale imposta sarà applicata anche alle plusvalenze generate dall’aumento di quotazione del token.

Criptorublo: non mancano gli scettici

Non tutti si sono mostrati favorevoli al progetto. Se da una parte abbiamo chi, come Glazyev, spinge per la creazione del criptorublo il prima possibile, dall’altra il Ministero delle finanze russo e la banca centrale si sono mostrati diffidenti. Durante l’incontro in cui è stata presentata la proposta di legge per la regolamentazione delle criptovalute e delle ICO (Initial Coin Offerings), il ministro Moiseev ha puntualizzato l’assenza di un’effettiva necessità che comporti la nascita del criptorublo.

La vice governatrice della Banca Centrale russa Olga Skorobogatova ritiene che la creazione del criptorublo sia «sconsigliabile dal punto di vista macroeconomico», non escludendo però la possibilità di introdurre una valuta digitale sovranazionale che coinvolga i Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) o quelli facenti parte dell’Unione economica eurasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia). 

Le altre criptovalute

Le posizioni assunte del governo russo sull’argomento criptovalute sono state ambigue: ad ottobre del 2017, infatti, il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che il Bitcoin creerebbe «opportunità di riciclare fondi acquisiti attraverso attività criminali, evasione fiscale, finanziamento del terrorismo». A queste parole fecero eco quelle della Banca Centrale che definirono il Bitcoin uno schema piramidale.

Tuttavia, nonostante i rumors, la Russia non ha mai preso decisioni drastiche, spingendo più sulla regolamentazione delle criptovalute che sulla loro messa al bando. A parlare sono proprio i numeri: la produzione di monete virtuali procede a gonfie vele, favorita anche dai bassi costi per l’energia, e solo nel 2017 sono stati raccolti oltre 300 milioni in ICO. Pertanto le affermazioni sul Bitcoin provenienti dal Cremlino sembrano piuttosto mirate a scoraggiare l’uso di criptovalute straniere in favore di quelle sviluppatesi sul suolo russo. Significativi sono infatti i buoni rapporti che intercorrono tra il presidente Putin e Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum.

Il presidente russo è al corrente dell’entusiasmo che i cittadini nutrono nei confronti delle cryptocurrencies e non vuole deludere i suoi elettori, soprattutto in vista delle imminenti elezioni.

Fonti: CoinTelegraph, Tess, Bitcoin.com, La Stampa, Financial Times


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