Il Dopocena

Italia, la Commissione taglia le stime sul PIL

La Commissione Europea ha illustrato oggi le previsioni sul PIL dei 28 Stati Membri per il 2019 e il 2020. Il PIL dell’Unione crescerà quest’anno in media dell’1,5%, con Malta e Irlanda a farla da padrone (+5,2% e +4,1%), mentre l’Italia è il fanalino di coda, con un +0,2%. Rispetto al nostro Paese, fa sapere il Commissario agli Affari Economici Moscovici, “non sembra che l’espansione keynesiana prevista si stia materializzando in modo forte. [..] E credo che su questo si dovrebbe riflettere”. Gli ultimi dati macroeconomici, tra i quali la recessione registrata nell’ultimo trimestre 2018, hanno indotto la Commissione a rivedere al ribasso rispetto a Novembre la crescita dell’Italia (da +1,2% a +0,2%). Qui per leggere i documenti integrali della Commissione.

Intervenuto alla Camera, il Ministro dell’Economia Tria si è così espresso sullo stato di salute dell’economia italiana: “Si può parlare di battuta d’arresto più che di vera recessione”, aggiungendo che “fattori negativi non appaiono destinati a perdurare”.  Non è prevista dal Governo nessuna manovra correttiva, né per Tria né per il sottosegretario all’Economia Laura Castelli. Sale la tensione sui mercati, con lo spread BTP-Bund che chiude a 285 punti base.

Francia e Italia ai ferri corti

Nel primo pomeriggio la Francia ha richiamato a Parigi per consultazioni l’ambasciatore a Roma, una situazione che non si verificava dal 1940. In una nota, il Ministero degli Esteri transalpino ha spiegato le ragioni della sua scelta: “La Francia è stata, da diversi mesi, oggetto di accuse ripetute, di attacchi senza fondamento, di dichiarazioni oltraggiose che tutti conoscono e hanno presente. Questo non ha precedenti dalla fine della guerra. Essere in disaccordo è una cosa, strumentalizzare la relazione a fini elettorali è un’altra. Le ultime ingerenze costituiscono una provocazione supplementare e inaccettabile. Violano il rispetto dovuto alle scelte democratiche, fatte da un popolo amico e alleato. Violano il rispetto che si devono tra loro i governi democraticamente e liberamente eletti. La campagna per le elezioni europee non può giustificare la mancanza di rispetto di un popolo o della sua democrazia. Tutte queste azioni creano una situazione grave e pongono domande sulle intenzioni del governo italiano nei confronti della sua relazione con la Francia.”

Dopo gli attacchi via social del Vicepremier Salvini e l’accusa rivolta da Alessandro Di Battista di incentivare l’immigrazione incontrollata per mezzo del Franco CFA, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il sostegno e poi l’incontro con alcuni esponenti dei gilet gialli di Di Maio e Di Battista. Una tensione diplomatica che non sembra placarsi, anche perchè sia Di Maio che Di Battista non sono intenzionati a fare marcia indietro. “Tutte le rivendicazioni dei gilet gialli sono nel contratto di Governo. Macron è nervoso, gli sta sfuggendo il Paese” ha affermato il Vicepremier, rivolgendosi al Presidente francese.

Venezuela, anche Guaidò fa appello al Papa

“Faccio appello a tutti quelli che possono aiutarci, come il Santo Padre, per collaborare alla fine dell’usurpazione, per un governo di transizione, per portare a elezioni veramente libere, al più presto” è quanto dichiara Juan Guaidò, dopo che nei giorni scorsi anche Maduro si era rivolto al Pontefice.

Dopo l’astensione dei deputati della Lega e del M5S alla risoluzione del Parlamento Europeo e il blocco dell’Italia alla dichiarazione congiunta dei Capi di Stato UE a sostegno di Guaidò, rimane ambigua la posizione del Governo sul Venezuela. Con Salvini che afferma che “Maduro è un fuorilegge, un presidente abusivo”, Di Maio professa neutralità. “Ritengo necessario che il Governo italiano mantenga una linea di neutralità e di non ingerenza” ha scritto il Vicepremier Cinque Stelle all’Avvenire.

Germania, stretta a Facebook

L’autorità Antritrust tedesca ha stabilito che Facebook potrà raccogliere e incrociare i dati dei suoi utenti con quelli di altre applicazioni o siti Internet solo con l’esplicito consenso degli interessati. Il Bundeskartellamt ha così imposto al colosso fondato da Mark Zuckerberg di modificare entro quattro mesi le sue condizioni d’uso, che è sotto l’occhio vigile dell’Unione Europea e non solo della Germania, Paese che conta oltre 30 milioni di utenti attivi al mese. Facebook ha già annunciato ricorso, ma la decisione tedesca potrebbe dare il via ad importanti ripercussioni.

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