Il Dopocena

ITALIA: Continua la battaglia sulla manovra economica

Si continua a respirare aria tesa tra i membri del Governo. Ieri la dichiarazione secca di Savona ha rimescolato le carte: “Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra”. In serata è poi giunto il secondo colpo della giornata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il quale non ha validato la previsione sul pil del 2019 contenuta nella nota di aggiornamento del Def giudicandola “eccessivamente ottimistica”. Nonostante ciò l’esecutivo non arretra e stamane è arrivata la dichiarazione del Ministro Tria, il quale ha confermato la linea adottata da Salvini e Di Maio: come riportato dal Sole24Ore, «il governo vuole recuperare la fiducia» e «cercherà di fare di tutto» per raggiungere questo obiettivo. «Non possiamo però pensare: non abbiamo fiducia e allora non facciamo manovre di crescita. Nessun governo può porsi su questo piano». Nell’audizione il ministro ne ha approfittato per chiarire i numeri del bilancio 2019: secondo il MEF la manovra ammonterà a 37 miliardi.  22 miliardi di deficit verranno fatti nel 2019,  6,9 miliardi di tagli di spesa e 8,1 miliardi di aumento di entrate (fonte: Sole24Ore, Milano Finanza)

ESTERI: Outlook positivo da parte del governo cinese per la “guerra” dei dazi con Trump

Secondo quanto riportato da Reuters, il ministro delle finanze cinese si sarebbe detto “un po’ più ottimista” all’idea di allentare la tensione commerciale con gli Stati Uniti, sottolineando che entrambi i paesi sono troppo economicamente interdipendenti per tollerare un’ulteriore ricaduta. Poco tempo fa, la Cina, irritata dagli ultimi dazi dal valore di 200 miliardi di $, ha rifiutato l’invito da parte della Casa Bianca per organizzare un tavolo di trattative commerciali. Da parte del dragone asiatico, tuttavia, non c’è stata una chiusura totale ai microfoni di Reuters: “Le trattative sono ancora in corso, attraverso diversi canali. La cancellazione (dei tavoli commerciali ufficiali) è solo una di queste” ha ribadito il ministro Zhou, aggiungendo successivamente “Se le due maggiori economie del mondo non possono lavorare insieme, tutto il mondo ne soffrirà”. La risposta del Presidente americano non si è fatta attendere: Donald Trump, nella giornata di martedì, ha minacciato di imporre ulteriori sanzioni per oltre 260 miliardi di $ se Pechino decidesse di vendicarsi per le ultime misure imposte dalla superpotenza occidentale. ” La Cina vuole fare un accordo e io dico che non sono ancora pronti […] Dico solo che non sono ancora pronti. E abbiamo annullato un paio di incontri perché dico che non sono pronti per fare un accordo.” ha dichiarato . (fonte: Reuters)

BUSINESS: Guai in vista per Amazon?

Amazon rischia di finire dritta al centro di un nuovo scandalo. Dal 2014, il colosso dell’e-commerce fa affidamento su software automatizzati (AI) per gestire tutta la parte recruiting e human resources: una gestione perfettamente in linea con la politica di automatizzazione che ha da sempre caratterizzato il colosso di Bezos. Lo strumento sperimentale utilizzerebbe l’intelligenza artificiale per analizzare i curriculum, assegnando un punteggio da 1 a 5 ai potenziali candidati. Nel 2015, però, è venuto alla luce che l’intelligenza artificiale aveva dedotto che i candidati maschi erano preferibili a quelli del sesso opposto, generando una discriminazione totale verso questi ultimi: ciò è dovuto al fatto che i modelli di computer di Amazon erano stati addestrati a controllare i candidati osservando i modelli nei curricula presentati alla società per un periodo di 10 anni, dove la maggior parte proveniva dagli uomini. La compagnia di Seattle ha dichiarato di aver corretto l’errore, e ha preferito non commentare ulteriormente. Questo esperiemento porta alla luce alcuni potenziali limiti del machine learning: che effetto potrà avere sulle altre aziende che si affideranno sempre di più a sistemi automatizzati per il recruiting? (fonte: Reuters)




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