Il Dopocena

Nuovi attriti tra Corea del Nord e USA

Difficoltà in vista per la pace tra le due Coree. Il viceministro degli esteri nordcoreano ha affermato che non sono disposti a contrattare per accordi sul nucleare “che ci spingono in un angolo e ci costringono a rinunciare all’arsenale atomico. Sarebbe inevitabile riconsiderare come rispondere al prossimo summit con gli Usa”. Attraverso la Kcna – il principale canale mediatico del Paese socialista – le massime autorità hanno fatto capire che la Corea del Nord “non rinuncerà mai al nucleare in cambio di aiuti economici e interscambio con gli Usa” rifiutando il modello basato sulla Libia. Nel caso si proseguisse con questa linea unilaterale di rinunciare agli armamenti, non ci sarebbe alcun interesse ad organizzare il summit tra leader il 12 giugno. (fonte: ANSA)

Lo spread torna ad incutere timore

Sembrava che ci fossimo lasciati alle spalle l’incubo dello spread del 2011, e invece il Belpaese rischia di risprofondare di nuovo nello stesso baratro. L’incertezza politica del contratto M5S-Lega ha spinto lo spread a sfondare quota 150, in rialzo di venti punti sui livelli di ieri. Piazza Affari ha accusato il colpo, registrando -2,32%: l’ipotesi della richiesta di una cancellazione di 250 miliardi di debito pubblico italiano acquistato dalla Banca centrale europea nell’ambito del quantitative easing pare non essere piaciuto ai mercati del Vecchio Continente. Il leader leghista ha così commentato: <<Provano a fermarci coi soliti ricatti dello spread che sale, delle Borse che scendono e delle minacce europee. Stavolta si cambia, più lavoro e meno clandestini, più sicurezza e meno tasse #primagliitaliani>>, mentre Di Maio ha aggiunto: << Posso capire che l’accordo per un governo di cambiamento spaventi un certo establishment europeo. Con l’Europa ci sarà massimo dialogo ma non saremo subalterni a qualche eurocrate>> Per quanto riguarda la situazione politica, il Quirinale ribadisce che il Presidente non guarda bozze (di contratti di governo, ndr) ma testi definiti, frutto delle responsabilità dei partiti che concludono accordi di governo. (fonte: Sole24Ore, MilanoFinanza)

Il PIL giapponese arranca

il PIL del paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno si è contratto del -0,2 % sul trimestre precedenti, pari a una decrescita su base annualizzata del -0,6%.  In un momento in cui il premier è sotto pressione per degli scandali di presunti favoritismi, questo rappresenta un duro colpo per l’Abenomics, ovvero l’insieme delle politiche economiche attuate da Shinzo Abe per stimolare la crescita del paese. Gli analisti giapponesi ritiengono comunque che nel trimestre in corso l’isola dovrebbe tornare alla crescita, grazie anche alle politiche fiscali espansionistiche negli Stati Uniti, che dovrebbero sostenere l’export giapponese.L’outlook per il 2018, nel mondo e in Giappone, dovrebbe restare positivo a patto che non succedano guerre o shock economici particolari.

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