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Che cos’è l’intermediazione finanziaria

L’intermediazione finanziaria: ieri  ed  oggi

L’intermediazione finanziaria, una pratica oggi largamente conosciuta ed utilizzata, si sviluppa attorno agli anni ’30 del secolo scorso quando, complici il crollo economico (ricordiamo a tal proposito il famoso “giovedì nero” riguardante il crollo della Borsa di Wall Street del 1929) ed industriale, le attività di investimento, intermediazione mobiliare ed assicurativa, prima fornite unicamente dalle banche, diventano oggetto di esercizio anche da parte di soggetti indipendenti. Solo negli anni ‘70/’80, tuttavia, si è avuta una vera e propria diffusione ed affermazione delle prime società di intermediazione finanziaria.

Oggi, grazie all’innovazione tecnologica e finanziaria ed alle modifiche della regolamentazione e vigilanza a cui gli intermediari sono sottoposti e di cui si occupano organismi tra i quali Consob, Banca d’Italia e Ivass, in Italia un unico intermediario come Intesa Sanpaolo o Unicredit Group è capace di offrire un’intera gamma di servizi finanziari, mentre in Europa si sviluppa l’Unione Bancaria, con lo scopo di sottoporre tutte le banche dell’area dell’euro a regole ed organismi di vigilanza comuni, al fine di ridurre i rischi di crisi bancarie e di debiti sovrani, come successo in passato.

Chi si affida agli intermediari?

Gli intermediari finanziari costituiscono soggetti interposti tra due figure fondamentali: le unità in deficit, costituite generalmente da imprese e Pubblica Amministrazione, che necessitano di fondi per finanziare le proprie attività, e le unità in surplus, di cui fanno appunto parte le famiglie in possesso di surplus reddituali da poter impiegare per tempi brevi o lunghi. A seconda delle caratteristiche delle unità in deficit o in surplus circa la tipologia di titoli e la durata temporale di impiego delle risorse finanziarie, è possibile distinguere i mercati finanziari in mercati primari o secondari, sulla base di titoli (azioni, obbligazioni) di nuova emissione o già emessi in precedenza e poi negoziati (rivenduti o acquistati successivamente), oppure in mercati monetari o dei capitali, in base alla rispettiva disponibilità delle unità in surplus di impiegare le proprie risorse monetarie per periodi inferiori all’anno oppure superiori.

Perché ricorrere agli intermediari?

Sarebbe perfetto un mondo in cui vi è una libera e perfetta circolazione delle informazioni, purtroppo, però, ciò non accade. Oltre alla mancanza di efficienza informativa, a fare il carico da novanta vi è anche la troppo spesso scarsa conoscenza e preparazione finanziaria degli investitori, sovente raggirabili a causa della loro ignoranza in materia di investimenti. L’impreparazione della maggior parte degli investitori, ma soprattutto i fenomeni di asimmetria informativa e l’incapacità di poter prevedere variazioni successive dei prezzi di un investimento, a causa di mancanza di correlazione con i prezzi storici e trend passati che rispecchiano una cosiddetta efficienza del mercato in forma debole, rende necessario il ricorso agli intermediari.  Tramite essi , i fornitori di fondi possono beneficiare di servizi quali la riduzione dei costi di controllo e di reperimento delle informazioni circa un’impresa o il suo operato, la riduzione del rischio di liquidità e la riduzione dei costi di transazione.

Quali sono i principali intermediari?

In linea generale, essi rappresentano soggetti con alta preparazione in materia finanziaria capaci di svolgere attività di investimento, consulenza e molte altre ancora. Nello specifico, tipici esempi di intermediari sono le banche d’investimento, le compagnie di assicurazione, le società di gestione del risparmio (SGR), le società di intermediazione mobiliare (SIM) ed i fondi pensione.

 

 

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