La Food Valley olandese, il futuro dell’agroalimentare

I numeri dell’export agroalimentare nei Paesi Bassi

Nel 2016, in Olanda le esportazioni di prodotti agroalimentari sono arrivate ad un valore di 94 miliardi di euro, + 4,5% rispetto al 2015. Di questi, 85 miliardi sono derivati da beni di consumo e ben 9 miliardi dalla vendita di attrezzature tecnologiche. Tali risultati hanno portato i Paesi Bassi ad essere oggi il secondo esportatore mondiale ed il primo europeo nel settore. In prima posizione ci sono gli USA, con un export dal peso di circa 160,8 miliardi di dollari, potendo però disporre di un territorio 270 volte più grandie di quello olandese, a seguire Germania, Brasile e Francia. I prodotti agro-food olandesi vengono esportati per il 77% in Europa ed in termini assoluti rappresentano il 22% dell’export totale del Paese. Il primo Stato importatore è la Germania, con 23 miliardi di euro, gli altri principali partner commerciali sono il Belgio (10,1 miliardi di euro) ed il Regno Unito (8,9 miliari di euro). In questa classifica l’Italia si posiziona al sesto posto. Secondo i dati riportati da CBS, il principale istituto olandese di statistica, circa il 15% dei beni agroalimentari esportati consistono in carne, uova e prodotti caseari. Le verdure rappresentano invece il 7% del totale. Anche le sementi occupano una grande fetta di export, con 1,7 miliardi di controvalore esportato. Un dato che impressiona è il 9,4% delle esportazioni in macchinari agricoli, fertilizzanti, sistemi di controllo del clima e dell’irrigazione. La crescita dell’export di tali prodotti, rispetto al 2015, è stata del 2,2%, circa 370 milioni di euro.

I dati sull’export olandese nel settore agroalimantare del 2016

 

 

 

La Food Valley e l’hi-tech

La forza trainante dell’elevata redditività del settore agroalimentare olandese è la tecnologia. Da anni le politiche governative favoriscono il fiorire di start up innovative e le competenze in ambito tecnico-ingegneristico sono sostenute da università di altissimo livello. Alla base del successo c’è la Wageningen University & Research (WUR), principale centro di studi e ricerca sull’agroalimentare al mondo. La WUR è la mente ed il motore della cosiddetta Food Valley, un’area dove si realizzano innovative start up tecnologiche ed agricole, che si trova a circa 80 km da Amsterdam. Infrastrutture all’avanguardia, la presenza di un porto importante come quello di Rotterdam e le agevolazioni fiscali per le società del settore sono gli elementi che hanno contribuito a fare dei Paesi Bassi il secondo esportatore al mondo di beni agroalimentari. Come riporta National Geographic, il percorso green intrapreso due decenni fa dall’Olanda si è fondato su un vero e proprio mantra, “Twice as much food using half as many resources” (produrre il doppio del cibo dimezzando le risorse impiegate), ponendo al centro del progetto la sostenibilità. I risultati della collaborazione tra accademici ed imprenditori ha reso il paese un modello a cui fare riferimento. I produttori agricoli hanno ridotto l’utilizzo di acqua anche del 90%, diminuendo al contempo l’utilizzo di pesticidi chimici. Gli allevatori, dal 2009 ad oggi, hanno ridotto del 60% l’utilizzo di antibiotici. La rivoluzione olandese non ha interessato solo le grandi multinazionali. Accanto a colossi come Koppert Biological Systems, leader mondiale nel fornire soluzioni biologiche per aumentare la produttività e ridurre i rischi della produzione, sono presenti moltissime farm a conduzione familiare che utilizzano una produzione orientata all’hi-tech. Un’elevata percentuale della superficie del paese è occupata da distese infinite di serre ed aziende di allevamento, la maggior parte delle quali uniscono la tecnologia all’energia green.

 

 

 

 

Ernst van den Ende, AD della WUR, evidenzia l’importanza dello sviluppo del modello Food Valley in ottica di sopravvivenza. Secondo i dati OCSE, infatti, nel 2050 ci saranno 10 miliardi di persone sul pianeta. Un 20% di queste vivrà in zone con criticità idriche e più del 10% rischierà carestie e fame. Per questo la WUR sta portando avanti centinaia di progetti con 140 paesi stranieri per trasferire le conoscenze necessarie ad intraprendere un percorso che porti ad avere maggiore produttività e al contempo una riduzione delle risorse impiegate.

 

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