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La francese Lactalis compra la Nuova Castelli

Dopo mesi di trattative, il 29 maggio 2019 è arrivata la conferma: l’azienda francese Lactalis ha comprato l’italiana Nuova Castelli, società specializzata nella produzione di formaggi DOP, tra i quali emerge il Parmigiano Reggiano. In una nota, il gruppo Lactalis srl Italia ha ufficializzato l’acquisizione dell’intero capitale sociale della Nuova Castelli. Prima esso era detenuto per l’80% dal fondo d’investimento inglese Chartherhouse Capital Partner.

 

Chi è Nuova Castelli

La Nuova Castelli è una compagnia italiana, con sede a Reggio Emilia, operante nel business della produzione e della distribuzione di prodotti caseari tradizionali del “Belpaese”. I brand più rinomati che fanno parte della società sono Castelli, Mandara e Alival, mentre, tra i maggiori prodotti si annoverano il Parmigiano Reggiano, la mozzarella di bufala e il gorgonzola.

Logo della Nuova Castelli

 

Nuova Castelli detiene 13 siti di produzione in Italia e 3 all’estero ed è la prima esportatrice mondiale di parmigiano, con una produzione annua di circa 105.000 forme. Il 2018 per la società si è chiuso con un fatturato di 460 milioni di euro, di cui il 70% derivante proprio dall’esportazione.

 

Chi è Lactalis

Lactalis è una multinazionale francese, con sede a Laval nella Mayenne, attiva nel settore dell’industria lattiera-casearia. L’azienda possiede 29 siti di produzione, conta su 5.500 collaboratori ed ha una forte influenza in Italia. Lactalis è infatti già proprietaria di marchi storici italiani del calibro di Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli e Cademartori. La società francese controlla un terzo del mercato interno italiano del settore. Il programma di acquisizioni estere ha portato Lactalis a diventarne il primo gruppo al mondo nell’ambito lattiero-caseario.

Logo di Lactalis

 

 

La polemica della Coldiretti

La notizia dell’acquisizione della Nuova Castelli da parte di Lactalis ha destato le polemiche di enti ed esponenti istituzionali italiani. Forte è stata la contestazione della Coldiretti, il cui direttore, Ettore Prandini, ha sentenziato come sia diventato necessario “fermare la svendita del Parmigiano Reggiano ai francesi”. Il monito dell’associazione di rappresentanza e assistenza all’agricoltura italiana riguarda la probabile egemonia che la società francese otterrebbe in Italia dopo tale operazione.

La Coldiretti ha parlato dell’importanza di tutelare i marchi storici italiani, per evitare il rischio della delocalizzazione produttiva. Il timore è che si comincino a comprare all’estero le materie prime, con la conseguente chiusura di vari stabilimenti e perdita di posti di lavoro.

 

La salvaguardia dell’ “italianità del marchio”

Sulla questione è intervenuto anche Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, che ha spiegato come in realtà la filiera produttiva italiana ed il brand saranno tutelati.

Delocalizzazione impossibile

La delocalizzazione è impossibile per via del legame intimo con il territorio. Le aziende attive nel settore hanno il compito di sottostare ad un codice rigido oltre che possedere la licenza per produrre il tipo di latte necessario per realizzare i formaggi DOP. In Italia si contano circa 335 caseifici che si riforniscono presso circa 2620 allevatori.

Il ribasso dei prezzi del latte

Lactalis incontrerebbe difficoltà nella politica di ribasso dei prezzi del latte. Le attuali cifre corrisposte ai conferenti di latte gravitano intorno ai 75 centesimi al litro. La proposta di un abbassamento del compenso porterebbe gli allevatori a rivolgersi agli altri produttori presenti sul mercato.

Filiera produttiva

L’azienda francese avrebbe problemi anche nella mancanza di concentrazione della filiera produttiva, dal momento che il sistema caseario presenta una struttura frammentata. Nuova Castelli contribuisce infatti alla distribuzione di appena il 3,5% del totale, aggiudicandosi l’ottavo posto nel mondo. Le forme prodotte in un anno sono circa 3,7 milioni, delle quali Nuova Castelli ne produce il 2,7%, mentre il restante 0,8% viene acquistato da altri caseifici e poi venduto. A dare valore alla società italiana non è tanto la sua quota di mercato, quanto il valore dei prodotti DOP, che andrebbe perso con la delocalizzazione.

La potenza del brand made in Italy

Importante fattore è la potenza del brand, in cui i consumatori identificano un prodotto di qualità ed espressione della tradizione culinaria italiana. Un’assenza dell’esaltazione del prodotto certificato DOP potrebbe condurre la Lactalis a subire notevoli perdite in termini di ricavi e quota di mercato.

 

L’intervento del ministero dell’Agricoltura

Le trattative per l’acquisizione di Nuova Castelli avevano creato preoccupazione anche nei membri dell’esecutivo italiano. In particolare il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, parlò della necessità di un impegno nella “tutela dell’agroalimentare italiano dall’assalto delle multinazionali straniere”. Nonostante ciò, l’intervento auspicato dalla Cia-Agricoltori Italiani e da diverse cooperative regionali non ha avuto gli effetti sperati, garantendo a Lactalis piena autonomia di agire.


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