La rivoluzione di Henry Ford

Henry Ford prima del fordismo

Henry Ford nacque il 30 Luglio 1863 a Greenfield, nel Michigan. Figlio di William, immigrato irlandese, e di Mary, di origine belga, Henry divenne adulto in un ambiente molto comune nello scenario americano del tempo, ovvero quello rurale. Nonostante le aspirazioni dei genitori, che lo volevano agricoltore, la strada di Ford fu un’altra. Nel 1879 si trasferì a Detroit, centro nevralgico dello stato del Michigan. In città, Henry Ford iniziò a lavorare come macchinista presso la James F. Flower & Bros e poi alla Detroit Dry Dock Co. Questa esperienza gli consentì di acquisire una buona conoscenza della meccanica, a cui nel 1891 affiancò anche quella dei dispositivi elettrici.  Henry, infatti, quell’anno fu assunto dalla Edison Illuminating Company.

Henry Ford ed il Ford Quadricycle

Grazie alle competenze acquisite, Ford decise di costruire un proprio veicolo nel tempo libero, un quadriciclo a propulsione autonoma. Intrigato dalle sue scoperte e dalle potenzialità intraviste in un settore allora di avanguardia come l’automobilismo, Ford lasciò la Edison e fondò, nel 1899, la Detroit Automobile Company, – che però ben presto chiuse i battenti a causa della scarsa qualità dei suoi prodotti – nel 1901 la Henry Ford Company – che abbandonò per diatribe con il co-fondatore, William H. Murphy – e nel 1903 la Ford Motor Company. Un percorso complesso, che testimonia anche il carattere non semplice di Henry Ford, ma che è preparatorio di un nuovo modo di fare impresa, il modello che sarà soprannominato proprio “fordista”.

 

 

Il modello Fordista

Introdotto dal 1913, il modello fordista è incentrato su tre aspetti chiave:

  1. Standardizzazione di prodotto
  2. Produzione in linea
  3. Stipendi più alti della media

Il primo punto, che è sintetizzato dalla celebre frase <<Ogni cliente può ottenere un’auto colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero>>, spiega bene la strategia di Ford. La sua produzione è di massa, il suo prodotto deve diventare iconico e tutti lo devono volere e comprare. La strategia, dalla creazione del Modello T nel 1908, pagò 250 mila dollari di ricavi nel 1914, 472mila nel 1916.

 

La produzione avviene in linea, attraverso la catena di montaggio, ovvero il lavoro è suddiviso in semplici mansioni, che sono eseguite in modo continuo e ripetitivo da ogni operaio. Il lavoratore svolge quindi un unico compito ed occupa un unico spazio fisico, non deve spostarsi o avere particolari competenze tecniche, deve solo saper fare un semplice gesto meccanico. Per realizzare un auto i singoli componenti passano attraverso il nastro trasportatore, in mezzo al quale si svolgono le diverse lavorazioni. Questo nuovo metodo permise a Ford di abbattere i tempi di produzione: se prima del 1913 il rapporto lavoro/ore lavorate era di 12.5, pochi anni più tardi si arrivò ad un rapporto 1.5. Questo diede vita ad un’analisi molto profonda sulla produttività.

 

Il terzo punto riguardò la politica salariale. Come lo stesso Ford spiegava <<È meglio vendere un gran numero di autovetture con un basso margine ragionevole che venderne meno con un ampio margine di profitto. Questo consente ad un numero maggiore di persone di comprare e godersi (l’autovettura) e da ad un numero maggiore di persone impiego ad un buon salario. Questi sono due scopi che ho nella vita.>> Oltre che un mezzo per garantirsi i lavoratori migliori, quello di dare retribuzioni più alte – 5 dollari al giorno nel 1914, equivalenti a 120 dollari odierni – fu un modo per rientrare negli investimenti stessi. Se i lavoratori potranno comprare l’auto (il Modello T costa 825 nel 1908), l’utilità è in capo sia al lavoratore – che ha effettuato l’acquisto – che all’azienda – che unisce il ruolo di lavoratore a quello di consumatore. Un’altra innovazione di Ford a vantaggio dei lavoratori fu quella di ridurre l’orario settimanale a 40 ore. Più tempo libero si può tradurre in migliore produttività, ma anche in maggior tempo da dedicare agli acquisti.

Il successo di Ford

Partita con un capitale iniziale di 28mila dollari, la Ford già prima della Seconda Guerra Mondiale aveva realizzato oltre 26 milioni di auto, divenendo un’azienda, oltre che un prodotto, di culto. Fu anche grazie alla struttura produttiva efficiente elaborata da Ford che gli Alleati vinsero la guerra. Anche la Ford Motor Company, infatti, nel periodo bellico riconvertì la produzione in materiale da guerra, realizzando, ad esempio, cacciabombardieri, carri armati e camionette militari. Oggi Henry Ford ha lasciato un metodo di organizzare la produzione e di fare impresa che ancora è in tutto e per tutto valido. La nascita del modello fordista potrebbe perfino essere considerato come una terza rivoluzione industriale.

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