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La storia del Rotary International

Il primo Rotary club è stato fondato a Chicago dall’avvocato Paul Harris, specializzato in cause per frode. Oggi può vantare più di 30.000 club in tutto il mondo. Il Rotary è un’associazione senza scopo di lucro, che mira ad avere fra i suoi membri i maggiori esponenti di ogni professione nella comunità. Nell’area in cui è presente un club potrà esserci solo un membro per ogni lavoro, anche se nei fatti si contano moltissimi mestieri riconosciuti.

Il fine del Rotary è, da una parte, quello di organizzare iniziative di volontariato, culturali o per il servizio pubblico. Dall’altra, c’è l’attività di lobbying nel senso più costruttivo. Far incontrare i maggiori esponenti di ogni settore per permettere la migliore collaborazione reciproca. Questo, nell’ottica rotariana, è visto come sia un vantaggio per i diretti interessati sia per la  Società, che beneficerà di migliori servizi. L’etica dell’assoiazione di Chicago si riassume nella celebre frase scritta da Arthur Frederick Sheldon “He profits most who serves best (Chi serve meglio ha maggiori benefici)”.

Logo del Rotary International

 

 

La nascita del Rotary

Pare che il primo incontro del Rotary sia avvenuto il 23 febbraio del 1905, nell’ufficio del commerciante di carbone Sylvester Schiele. I primi incontri dell’associazione avvenivano a rotazione dei diversi luoghi di lavoro dei membri. Il primo intento era quello di creare una rete di contatti che facilitasse i rapporti sociali e affaristici. Il club, come i numerosi successivi che apriranno prima negli Sati Uniti e poi quasi in tutto il mondo, si terranno sempre il più possibile al di fuori delle questioni politiche. Nonostante questo l’associazione si è impegnata in molti lavori socialmente utili. Il primo intervento in questo senso fu la costruzione di alcuni bagni pubblici nei pressi del municipio di Chicago, nel 1907.

Paul Harris, fondatore del Rotary

 

Verso l’internazionalizzazione

Il primo Rotary club al di fuori degli Stati Uniti aprirà nel 1910, nella città canadese di Winnipeg. A questo punto iniziò un processo nel quale l’associazione, già promotrice del cosmopolitismo, assumerà un carattere sempre più internazionale. Il successo della creatura nata dall’idea di Harris fu incredibile, tanto che nel 1921 erano nati club su tutti i continenti. Così, nel 1922, nella riunione di Los Angeles si votò all’unanimità per ribattezzare l’associazione “Rotary International”. La scelta era anche una risposta alla fondazione dell’Internazionale comunista nel 1919. Non a caso il Rotary si faceva portavoce proprio di quell’etica del “who profits most who serves best“, ovvero secondo cui in un sistema capitalista sano quelli che hanno maggiori benefici sono quelli che fanno di più per gli altri.

Si deve tuttavia anche considerare che negli Stati Uniti non c’era una vera e propria distinzione di classe, i più poveri vivevano in una condizione molto più agiata che in Europa. Questo rendeva l’etica del Rotary più coerente se inquadrata nell’ambito della Società americana. Per questa ragione gli ideali del Rotary, ed in generale quelli importati dall’America, non saranno sempre ben visti sul Vecchio Continente.

Arthur Frederick Sheldon

 

 

Il Rotary International

Nel 1927 si tenne il primo raduno internazionale del Rotary fuori dai confini statunitensi, nella città belga di Ostenda. Fino a quell’anno la Germania, a causa delle pressioni dei Paesi vincitori della Prima Guerra Mondiale, era rimasta esclusa, sul territorio tedesco non c’erano Rotary club riconosciuti. L’interesse dei tedeschi, però, si dimostrò esplosivo ed in pochi anni saranno ufficializzati più sedi in Germania che in qualuque altro Stato europeo.

 

 

Gli ostacoli

Il Rotary, anche vista la sua netta neutralità politica, nella maggior parte dei casi fu apprezzato dagli Stati che lo ospitavano, ma non sarà sempre così. Negli anni ’20 del ‘900 l’Europa aveva di fatto perso il ruolo di “locomotiva” dell’Occidente in favore degli Stati Uniti. Era una realtà oggettiva ma, se molti europei non se ne resero conto, molti altri ne saranno disturbati. Basti pensare che il filosofo tedesco Martin Heideger sosteneva che i Paesi anglo-sassoni non fossero da considerare parte dell’occidente ma una cultura a sé stante.

Il nazismo

Il nazismo, con la sua ascesa in Germania nel 1933, si pose come baluardo dei valori europei, i “veri” valori del “vero” Occidente. Per questo molte figure di spicco vedranno di buon occhio e sosterranno il regime hitleriano, vedendolo come una reazione efficace, seppure rozza e aggressiva, all’influenza della “troppo superficiale” cultura americana. Non si parla solo di conservatori, reazionari e nazionalisti. Infatti, un esempio chiave per capire appieno l’impatto iniziale del nazional-socialismo in Europa è quello di Werner Sobart, sociologo socialista, detto “Il Principe Rosso”. Sombart abbraccerà il nazismo tedesco come l’unica salvezza dal degrado culturale che stavano portando gli americani.

Il regime nazista, nel 1937, emanò una legge che impediva di essere al contempo membri del Rotary International e del partito. Per il sistema hitleriano dover cancellare l’iscrizione al partito era un gesto insostenibile per chi voleva mantenere anche un minimo di prestigio. Per questo in poco tempo i numerosissimi club tedeschi si sciolsero. Sulla scia tedesca, per seguire la politica dell’alleato, anche il regime fascista in Italia, fino a quel punto benevolo nei confronti dell’associazione, cominciò ad ostacolarla. Tuttavia, in Italia non si farà mai niente che obbligasse di fatto i club a sciogliersi. I club in Italia si auto-elimineranno  a seguito delle leggi raziali. Sebbene non sia mai stato dichiarato, diversi storici credono che l’obbligo di espellere tutti i membri ebrei sia collegato in modo diretto alla chiusura dei club italiani, dei quali diversi membri di spicco erano proprio di religione ebraica.

Sia in Italia che in Germania i Rotary club riapriranno dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La Chiesa cattolica

Nel 1927 il vescovo di San Miguel, nel Salvador, denunciò al segretario di Stato vaticano la nascita di un club di uomini d’affari “segreto, sospetto e sedizioso” a San Salavador. Il vescovo parlava del Rotary come di un’associazione vicina alla Massoneria, al misticismo orientale, al fondamentalismo protestante, al femminismo eccentrico ed al comunismo. Tranne che per i legami di alcuni membri, fra cui lo stesso Harris, con la Massoneria, il resto delle accuse era di fatto infondato. Tuttavia la denuncia bastò a far condannare il Rotary International da parte del Vaticano, che scoraggiò i cattolici dall’avvicinarcisi e proibì agli esponenti del clero di diventarne membri.

Il Paese in cui l’ostilità della chiesa di Roma ebbe più effetto fu soprattutto la Spagna. Qui le accuse delle istituzioni cattoliche saranno riprese dai movimenti di estrema destra, facendo leva sul monarca Alfonso XIII, estremamente religioso. Fu così che, dal 1927, comincerà una vera e propria discriminazione nei confonti dei membri dell’associazione. Nel 1940 i Rotary club saranno messi ufficialmente fuori legge dal regime di Francisco Franco, per riaprire solo nel 1978.

Il monarca spagnolo Alfonso XIII

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