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La svolta rinnovabile dell’Arabia Saudita

Il mondo dell’energia rinnovabile nell’ultimo ventennio ha fatto passi da gigante, coinvolgendo i maggiori players globali, dagli Stati Uniti alla Cina, dall’India all’Europa. Mentre il petrolio, il gas ed il carbone continuano ad essere le principali fonti di energia, gli stati più lungimiranti hanno avviato politiche volte alla diversificazione delle fonti, prima su tutte l’energia solare.

 

IL FOTOVOLTAICO IN OCCIDENTE

Il mercato del fotovoltaico in occidente ha raggiunto il picco di crescita circa un decennio fa, complici la novità che l’investimento stesso rappresentava e gli sgravi fiscali per privati ed aziende. Oggi, negli Stati Uniti ed in Europa i tassi di crescita del settore non vanno oltre il 10% annuo, con una media mondiale che si aggira intorno al 9%. In riferimento agli USA, si prospetta un forte incremento del fotovoltaico nei prossimi 5-8 anni, nonostante l’orientamento del governo Trump.

 

IL FOTOVOLTAICO IN ORIENTE

In oriente, i ritmi di crescita delle installazioni di impianti fotovoltaici sono altissimi. Nel 2016, la Cina ha aumentato la propria produzione di energia solare di 15,3 GW ed il Giappone di 11 GW. Anche l’India sta seguendo la stessa direzione, con un aumento di 2GW.

 

L’ARABIA SAUDITA

L’Arabia Saudita, il più grande paese della penisola araba, ha stilato un maestoso progetto con scadenza ventennale rivolto alle energie rinnovabili. I piani avviati da Riyadh nel 2012 prevedono massicci investimenti nel fotovoltaico, oltre che nel nucleare. Il budget messo a disposizione sarebbe di 50 miliardi di dollari fino al 2023 e di altri 50 miliardi fino al 2032. L’obiettivo è di raggiungere la produzione 54 GW (entro il 2032) da energie rinnovabili, di cui 41 GW derivanti da energia solare. Nei primi 6 anni, l’idea è di arrivare a produrre 9,5 GW di energia, non molto se si pensa che la Cina incrementa la produzione di circa 15GW ogni anno.

Il progetto, chiamato Vision 30,  è stato presentato nell’aprile del 2016 da Muhammad bin Salman, neo erede al trono, ed è stato definito dal Financial Times “il più importante piano di riforme della storia dell’Arabia Saudita”. Oltre agli investimenti, il piano contiene importanti riforme politiche e sociali. Fautore della necessità di diversificare l’intera economia saudita, Muhammad bin Salman con Vision 30 ha dichiarato di voler garantire un futuro roseo per le future generazioni.

Il calo del prezzo del petrolio degli ultimi anni è la principale motivazione che ha spinto l’ambizioso principe 30enne ad intraprendere questa “svolta rinnovabile”. L’Arabia è il principale produttore al mondo di “oro nero” (estrae il 40% del petrolio mondiale) ed il 90% degli introiti del paese derivano dall’esportazione di risorse petrolifere. Per sopperire alle ingenti perdite derivanti da crollo del prezzo del barile negli ultimi due anni, Riyadh ha dovuto pensare a trovare delle alternative per restare leader del settore energetico. Un altro motivo alla base dell’enorme investimento, sono le caratteristiche geografiche del paese, perfette per il fotovoltaico. Le stesse caratteristiche morfologiche sono presenti anche negli altri stati degli Emirati Arabi. Un altro paese che, dal 2013, sta investendo nell’energia solare è il Qatar con un obiettivo di produzione di 1,8 GW nel 2020.

 

La “svolta rinnovabile” che sta interessando le petromonarchie del medio oriente fa capire come il petrolio e le altre fonti di energia non rinnovabili in futuro avranno un ruolo da non protagonisti. Investimenti come quelli dell’Arabia Saudita nei prossimi anni potranno sicuramente essere il trampolino di lancio anche per paesi economicamente meno sviluppati.

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