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LA VEDETTA – Tav sì, no, forse

Il ministro per le infrastrutture e i trasporti ha rinviato i nuovi bandi per la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione ad inizio 2019 (Per approfondire clicca qui), mettendone a rischio il finanziamento a livello europeo (Per approfondire clicca qui). Si tratta dell’ennesima dilazione per un’opera di cui si discute almeno dal 1991. Il nuovo governo italiano ha da alcuni mesi deciso, infatti, di commissionare una nuova analisi costi-benefici sulla linea Tav, in attesa della quale non intende assumere nuove posizioni. Il ministro Toninelli aveva persino affermato che ogni avanzamento dei lavori senza il suo assenso sarebbe stato considerato un “atto ostile”.

 

La natura del progetto

Per valutare le scelte dell’esecutivo italiano è però necessario conoscere la natura del progetto. Si tratta di una nuova linea che permetterà velocità superiori per treni merci e passeggeri per il valico tra Italia e Francia. Questo dovrebbe permettere una riduzione dei tempi di percorrenza e una maggiore capacità di carico dei convogli, e un conseguente spostamento di merci dalla strada alla rotaia. Il progetto rivisto, aggiornato negli ultimi anni per diminuire costi economici e impatto ambientale, prevede il passaggio per la Val di Susa e il Moncenisio; se realizzato, si tratterebbe di uno dei tunnel ferroviari più lunghi al mondo (57 km). Il nuovo progetto costerebbe all’Italia, nella prima fase, circa 3,4 miliardi di euro, grazie al co-finanziamento per circa il 40% che dovrebbe arrivare dalla Commissione europea. I lavori dovrebbero concludersi intorno al 2029.

 

Pro e contro

I favorevoli all’opera la ritengono strategica, per molteplici ragioni: aumentare il trasporto delle merci via ferrovia permetterebbe di sopperire alla scarsa competitività della linea storica e, allo stesso tempo, ridurre i tempi di percorrenza per i passeggeri, raggiungendo tempi e prezzi competitivi con i voli low cost (in particolare per la tratta Milano-Parigi). I contrari invece – tra cui insospettabili “populisti” come alcuni professori del Politecnico e l’istituto Bruno Leoni – contestano la necessità dell’opera, sottolineando il calo delle merci scambiate e dei viaggiatori tra Italia e Francia (effettivamente verificatosi dal 2000).

 

Tra i due poli, entrambi rappresentati all’interno del governo giallo-verde, l’esecutivo ha scelto la strada di una nuova analisi costi-benefici (l’ottava negli ultimi anni, per approfondire clicca qui). Sembrerebbe una scelta di buon senso: la politica si affida all’analisi economica ex-ante prima di prendere decisioni di spesa pubblica miliardarie. Tuttavia, la preoccupazione, anche nostra, è che dietro l’analisi si nasconda il tentativo di guadagnare tempo e di posticipare un dibattito che si preannuncia molto pericoloso per la tenuta della maggioranza, con il rischio di perdere sia ulteriore credibilità nei tavoli europei, che i fondi della Commissione.

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