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L’acqua, il futuro oro blu

 

L’acqua, quel liquido inodore, insapore e incolore – a detta di molti – è destinato ad essere uno dei principali asset sul quale investire nei prossimi decenni. Lo pensa Michael Burry, fondatore dell’Hedge Fund Scion Capital ed uno dei primi ad investire contro il mercato immobiliare USA nel 2008.

 

Il fabbisogno mondiale di acqua

L’acqua ricopre il 74% della superficie terrestre, ma di questa soltanto l’1% è potabile. A differenza delle altre materie prime non è né esauribile né sostituibile. Secondo alcune stime, il consumo nell’ultimo secolo è cresciuto di 9 volte. Oggi la domanda di acqua viene per il 70% da agricoltura e allevamento, per il 20% dal settore industriale e per il 10% dai “consumatori”. Per produrre 1kg di grano servono tra i 500 e i 4mila litri di acqua, per 1kg di carne bovina si può arrivare fino a 15mila litri, per 1kg di patate invece occorrono “solo” 287 litri. Con la continua crescita della popolazione mondiale, il ruolo dell’acqua nel prossimo futuro sarà sempre più delicato. Le criticità, che le maggiori organizzazioni internazionali denunciano da tempo, non si manifesteranno tra 4-5 generazioni, ma tra 20-30 anni al massimo. Secondo l’ONU entro il 2035 la domanda di acqua crescerà dell’85%, e nel 2050 sarà più che raddoppiata, a fronte di un previsto aumento della popolazione mondiale circa del 40%. I paesi che più influenzeranno la domanda saranno Cina, India, Brasile e Sud Africa.  L’OCSE sostiene che tra 10 anni 1,8 miliardi di persone vivranno in aree colpite da scarsità d’acqua.

L’acqua come bene finito

Questi dati sono basilari per capire quanto in realtà l’acqua sia un bene finito, destinato ad essere sempre più oggetto di contesa. Con delle proiezioni che illustrano un aumento esponenziale della domanda, affiancate ad una disponibilità che già fatica a soddisfare tutta la popolazione mondiale, diventano essenziali gli investimenti dei singoli paesi. L’OCSE stima che entro il 2030 verranno investiti complessivamente in infrastrutture idriche circa 18 trilioni di dollari. In Cina – paese con l’80% dei fiumi troppo tossici per la sopravvivenza di qualsiasi animale – nel 12esimo piano quinquennale sono stati investiti 110 miliardi di dollari per il controllo delle falde acquifere e la protezione dell’ambiente. Dagli ingenti investimenti non saranno esulati nemmeno i paesi più industrializzati; basti pensare al caso di avvelenamento da piombo avvenuto a Flint, in Michigan (USA), dovuto alle vecchie reti di distribuzione, oppure ai 20 miliardi di dollari destinati ogni anno alla California per sopperire alla crisi idrica, fino ad arrivare in Italia, il cui fallace sistema idrico disperde in media il 40% dell’acqua (con picchi fino al 68% nel sud Italia).

 

Come investire nel settore idrico

Da anni la gestione del mercato idrico sta passando in mano a società private. La motivazione è semplice, gli Stati non hanno fondi da destinare a grandi progetti strutturali, i privati sì. Molte imprese stanno entrando nel mercato dell’acqua, dalle società di servizi a quelle tecnologiche. Il passaggio di consegna dal pubblico al privato permette ai risparmiatori di investire in strumenti altrimenti non accessibili, dando loro un’ulteriore possibilità per diversificare il portafoglio.

Ci sono varie modalità tramite cui investire nel settore idrico:

Investimento fisico in zone ricche di acqua

Questa modalità è la preferita da Michael Burry. L’obiettivo è quello di investire in coltivazioni su terreni ricchi di acqua. Nel lungo periodo la terra avrà meno problemi di siccità e quindi una resa maggiore rispetto ai competitors. Nel caso specifico, Burry ha investito sui mandorleti in California, sfruttando le caratteristiche legate all’aridità della zona. Tale modalità di investimento, però, richiede grandi capitali ed è al di fuori della portata dell’investitore medio.

Partecipazioni in start up del settore chimico e tecnologico 

Scelta di investimento rischiosa, ma che permette di sfruttare in via trasversale le continue innovazioni riguardanti la desalinizzazione dell’acqua, nuove tecniche di irrigazione o monitoraggio delle condotte idriche (alcuni esempi possono essere la società americana Ecolab e il progetto israeliano GENius).

Azioni di società del settore idrico

Scelta anche questa rischiosa, in quanto si tende a concentrare il rischio in poche società a discapito della diversificazione. Occorrono inoltre capacità di analisi per individuare le migliori opportunità.

ETF (Exchange Traded Fund)

Sono fondi quotati che replicano l’andamento di un sottostante. In questo caso il sottostante è un indice che racchiude società implicate nel mercato idrico. L’ETF è uno strumento alla portata di tutti, già diversificato e con commissioni annue limitate. Tra i più scambiati ci sono

L’iShares Global Water ETF

Replica l’indice S&P Global Water, un paniere formato da 50 società quotate attive nella costruzione di infrastrutture e nella distribuzione di acqua.

Il Lyxor ETF World Water

Replica il World Water Index, indice composto dalle 20 società più grandi del settore idrico.

Fondi

Si può investire nel settore anche tramite fondi di investimento. Questi presentano un piano commissionale più esoso rispetto agli ETF ma hanno solitamente una gestione attiva. Tra i più importanti troviamo BNP Paribas Acqua, Pictet Water, RobecoSAM Sustainable Water fund.

 

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