L’Intermarket Analysis e la correlazione EUR/USD – DAX 30

I concetti di correlazione e intermarket analysis

La correlazione è la misura di come due titoli si influenzano reciprocamente:  può essere positiva, e in questo caso le variabili si muovono nella stessa direzione, o negativa se si muovono nella direzione opposta. Il tasso di correlazione indica quanto le due variabili sono collegate e si influenzano l’una con l’altra. Un esempio classico di correlazione riguarda le obbligazioni:  i prezzi delle obbligazioni e i loro rendimenti  sono inversamente correlati. Quando i prezzi delle obbligazioni aumentano, i rendimenti cadono e viceversa. In questo caso si parla di una correlazione negativa tra prezzo e rendimento. I mercati finanziari contengono altri numerosi esempi di correlazioni e gli investitori professionisti le tengono d’occhio perché, fintanto che uno specifico trend persiste, le correlazioni (positive o negative) sono un punto di riferimento per capire come muoversi e quindi come guadagnare. I più bravi riescono a intercettare prima degli altri quando alcune correlazioni saltano e a cogliere prima degli altri l’emergere di nuove correlazioni, nuovi trend che nascono. Queste relazioni sono alla base dei principi dell’analisi intermarket, un concetto che si è sviluppato solo da un paio di decenni e che ora ricopre un ruolo fondamentale nell’analisi e nella previsione dei futuri movimenti degli asset finanziari. L’analisi Intermarket è una branca dell’analisi tecnica che esamina le correlazioni tra le quattro principali asset class: azioni, obbligazioni, commodities e valute. Nel suo classico libro sull’analisi Intermarket (Intermarket Analysis:Profiting from Global Market Relationships), John Murphy osserva che gli investitori possono utilizzare queste relazioni per identificare la fase del ciclo economico e migliorare le loro capacità di previsione. Conoscere queste relazioni può aiutare a selezionare i migliori settori e ad evitare quelli peggiori. L’analisi intermarket, essendo uno strumento prezioso per un’ottica di medio-lungo termine, ci dice che un portafoglio veramente diversificato non dovrebbe limitare le sue partecipazioni a un solo mercato, ma includere partecipazioni in un certo numero di mercati in tutto il mondo. Seguendo più mercati, un investitore ottiene il quadro generale ed è in grado di vedere i cambiamenti economici più significativi con anticipo rispetto agli investitori che hanno il focus su di un unico mercato. L’investitore a mercato multiplo può quindi trasferire le posizioni in portafoglio da un settore o mercato a un altro – una pratica nota come rotazione settoriale – con maggiore facilità al modificarsi delle condizioni esistenti. L’intermarket analysis può anche insegnarci l’importante relazione storica tra obbligazioni, azioni e materie prime all’interno del  ciclo economico. I prezzi delle obbligazioni in genere guidano i prezzi delle azioni durante una fase di ripresa, con i prezzi delle materie prime che confermano l’inizio di un periodo di espansione economica. Mentre l’espansione matura e inizia a rallentare, l’analisi intermarket insegna a ricercare per prima cosa un declino dei prezzi obbligazionari (con l’aumento dei tassi di interesse), seguito da quello dei corsi azionari. Infine, quando i prezzi delle materie prime diminuiscono, vi sono buone probabilità che l’espansione economica sia terminata. La fase successiva è un rallentamento e una possibile recessione. E’ giusto ricordare come grandi shock politico-finanziari possano mettere alcune relazioni fuori gioco per diversi mesi.

EUR/USD e DAX 30

Tra il cambio euro-dollaro (EUR/USD) e l’indice DAX 30 esiste un’interessante correlazione inversa che viene osservata continuamente con attenzione dai trader e dagli investitori, in quanto aiuta a comprendere i mercati ed in certi casi a prevederli. Molto spesso, infatti, l’indice azionario tedesco DAX 30 si muove in maniera speculare al tasso di cambio euro-dollaro ed è per questo che è abitudine di molti trader confrontare le analisi dei due strumenti per verificarne la validità. La continua attività di analisi dei mercati da parte dei trader non può non imbattersi prima o poi in questa relazione: quando l’euro è debole, il DAX 30 è forte, mentre l’indice si indebolisce al salire del valore dell’euro. Perché?
L’indice azionario tedesco è composto, come sappiamo, dai 30 titoli maggiormente capitalizzati della Germania. Tra questi compaiono grandi aziende che fanno dell’export un elemento essenziale della propria attività, specialmente per quanto riguarda il settore automobilistico: Volkswagen, BMW e Continental sono esempi lampanti, ma l’automotive non è certo l’unico settore ad esportare.

Ne segue che:

  • se il valore dell’euro diminuisce, l’appetibilità dei beni e servizi tedeschi nel mondo migliora, le aziende tedesche esportano di più e i loro affari aumentano di volume, così come i loro titoli azionari;
  • se l’euro si rafforza, per le aziende tedesche diventa più difficile esportare, i titoli azionari ne risultano appesantiti e, di riflesso, andrà male anche il DAX 30.

La correlazione inversa tra euro e DAX 30 ha validità in tutti i timeframe: questo non significa assolutamente che qualsiasi movimento si verifichi nel forex sul cambio euro-dollaro influirà anche sull’indice tedesco, ma tendenzialmente si può constatare questo relazione. Inoltre, considerato il forte legame esistente tra tutti gli indici europei, l’effetto di euro-dollaro si estende di conseguenza anche ad essi. Va detto che, nonostante le correlazioni siano strumenti utili ad ogni trader o investitore, variano a seconda delle fasi di mercato e per questo bisogna essere sempre molto flessibili. Analizzando i grafici a ritroso nel tempo, vediamo che prima di Maggio 2014 la correlazione tra EUR/USD e l’indice tedesco DAX era positiva. Il mercato interpretava la vendita di dollari americani come la continuazione del quantitative easing della FED e indicava che i bond americani non venivano comprati. EUR/USD saliva contestualmente all’indice tedesco DAX per debolezza del dollaro americano. Da maggio 2014 qualcosa è cambiato: il mercato ha cominciato a “scontare” il possibile quantitative easing da parte della BCE ed il contestuale “tapering” americano. Il mercato azionario ha dovuto adattarsi e dopo un’iniziale fase di storno dell’indice tedesco, con la conferma del quantitative easing europeo, ha intrapreso una correlazione pressochè negativa.

Commenti

Commenti

Etichettato , , , , , , , , , , , , , , , ,