Luis Vuitton Moët Hennessy, il leader del lusso

Luis Vuitton Moët Hennessy (LVMH) è una società francese, con sede a Parigi, nata nel 1988 dalla fusione tra la famosa maison di moda, Luis Vuitton, e l’importante gruppo di produzione alcolica, Moët Hennessy. Essa è stata guidata fin dagli albori da Bernard Arnault, secondo Bloomberg il settimo uomo più ricco al mondo. L’imprenditore in seguito al lancio di una OPA nel 1989, ne divenne socio di maggioranza con un controllo pari al 46% del capitale sociale (ed il 54% dei diritti di voto), divenendo di fatto proprietario del gruppo LVMH.

Bernard Arnault, l’imprenditore proprietario di Luis Vuitton Moët Hennessy

 

L’organizzazione della Luis Vuitton Moët Hennessy

Fin dalle origini LVMH fu caratterizzata da un’eccellente visione del management, che intraprese la strada dello sviluppo interno tramite le acquisizioni di altri noti marchi. Alla base della strategia gestionale, invece, c’è sempre stata la radicata convinzione di Arnault che la decentralizzazione del controllo fosse fondamentale per permettere alle proprie filiali e divisioni di crescere ed innovarsi. Per usare le parole del proprietario di LVMH

<<Il nostro modello di business si fonda su una visione a lungo termine, valorizza l’eredità delle nostre Maison e stimola la creatività e l’eccellenza. Esso è il motore del successo del nostro gruppo, il viatico per un futuro promettente.>>

Il business

Oggi LVMH vanta un business diversificato, in particolare si possono identificare sei aree d’affari:

Vini e alcolici

Gli alcolici rappresentano una delle due aree di business originarie. Si divide tra la vendita di vini, soprattutto champagne, e alcolici (cognac e vodka su tutti). Questo gruppo vanta alcuni dei nomi più famosi del mercato globale: Moët & Chandon, Dom Pérignon, Mercier, Belvedere, Hennessy e molti altri. Dal financial report del 2017 emerge come questa divisione concorra al fatturato globale del gruppo per oltre 5 miliardi di euro.

Moda e pelletteria

La moda costituisce il business principale di LVMH, con un fatturato di oltre 15 miliardi di euro annui e con un margine operativo medio superiore al 30%. Questo settore porta alle casse della società un profitto lordo di quasi 5 miliardi di euro. Di questa divisione fanno parte molte delle più importanti Maison mondiali fra cui Luis Vuitton, Christian Dior, Fendi, Loro Piana, Céline, Kenzo, Bulgari, Loewe, Givenchy e Marc Jacobs. In totale si contano ben 20 marche che fanno capo al gruppo LVMH.

Profumi e cosmetici

Quella di profumi e cosmetici è un’area che fa registrare ricavi per circa 5,5 miliardi di euro. Si tratta di un business correlato alla gestione dei brand della moda, difatti Dior, Givenchy e Kenzo sono i nomi più rilevanti. La divisione Dior relativa alla profumeria ed alla cosmetica è entrata a far parte del gruppo LVMH già dal 1988, mentre la divisione moda “Couture” è stata acquistata nel 2017 per 6 miliardi di euro.

Orologeria e gioielleria

Il settore di orologi e gioielli in LVMH comprende 8 brand ma che, principalmente grazie a Bulgari, Hublot e TAG Heuer, riesce a produrre ricavi per quasi 4 miliardi di euro.

Distribuzione selettiva

La distribuzione selettiva è un settore nato nel 1988 con l’acquisto del grande magazzino “Le Bon Marché”. Negli anni successivi questa divisione è stata arricchita dall’acquisto di DFS, società che gestisce i duty free aeroportuali, Starboard Cruise Services e, nel 1999, del colosso del retail Sephora. Questa divisione concorre ai ricavi del gruppo con oltre 13 miliardi di euro.

Altre attività

Il business di LVMH comprende attività operanti nel real estate e nell’editoria, in particolare il quotidiano Queste divisioni sono in perdita per oltre 300 milioni di euro complessivi.

Sito Luis Vuitton Moët Hennessy, bilancio 2017

 

In totale, nel 2017, il gruppo LVMH ha ottenuto ricavi dalle vendite per 42,64 miliardi di euro con un utile netto di 5,1 miliardi.

 

Un ricavo netto stellare

Dal conto economico consolidato, emerge l’elevata marginalità che il gruppo leader del lusso riesce a produrre. A fronte di ricavi per 42 miliardi, i costi relativi al venduto sono solo di 14 miliardi. Margine ridotto ulteriormente dai 16 miliardi dai costi di vendita e marketing.

All’interno dello stato patrimoniale invece si può notare l’importanza degli asset immateriali. 11 miliardi di marchi e 16 miliardi di avviamento, con un’incidenza sull’attivo totale del 45%. Dall’altro lato si può invece notare come il gruppo sia molto patrimonializzato, difatti può vantare un capitale proprio di 30 miliardi di euro, a fronte di un indebitamento finanziario netto poco superiore ai 7 miliardi, appena il 24% dell’equity.

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