Il mercato delle armi italiane

Dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia ha deciso di rinunciare all’utilizzo della forza militare per risolvere le controversie internazionali. Questo, tuttavia, non ha impedito all’industria bellica italiana di sviluppare un settore ad alto potenziale tecnologico, tale da attirare l’interesse di paesi come il Kuwait e l’Arabia Saudita.

I maggiori acquirenti

Nella relazione annuale che il Ministero degli Affari Esteri ha presentato dinanzi al Parlamento si conferma il peso delle esportazioni di armi per l’Italia. Nel 2016 si è arrivati ad un giro di affari di 14,6 miliardi di dollari rispetto ai 7,9 miliardi del 2015 (+85,7%). Kuwait, Gran Bretagna, Francia ed Arabia Saudita sono i maggiori “clienti” dell’industria bellica tricolore. I prodotti più richiesti sono missili, bombe e razzi. Molto rilevante per il settore è stato l’ordine che la Leonardo, industria statale italiana per gli armamenti, ha ricevuto dal Kuwait per circa 28 Eurofighter, un modello di caccia di ultima generazione.

Tra le principali aziende del settore, oltre a Leonardo, ci sono la GE AVIO e la Rheinmetall. Quest’ultima è nota per essere finita nell’occhio del ciclone dopo che un reportage del New York Times, a fine 2017, ha rilevato che l’azienda produceva le bombe utilizzate dall’Arabia Saudita nei raid aerei contro le milizie Houthi in Yemen, anche se la faccenda era di dominio pubblico già dalla fine del 2015.

Caccia Eurofighter

Russia e USA oligopolisti del settore

I giganti del settore bellico sono Russia e Stati Uniti, che secondo i dati del SIPRI di Stoccolma, controllano indirettamente il 56% del mercato mondiale, seguono Cina, Francia, Gran Bretagna e la Germania. L’Italia in questa classifica occupa l’undicesima posizione. Mosca e Washington da quasi un secolo riescono ad avere un ruolo dominante nel settore delle armi. Con l’intervento in Siria, i russi hanno potuto testare sul “campo” armi che prima erano apparse solo su riviste militari. Gli USA vendono armi ad Israele ed Arabia Saudita, alleati tradizionali che tentano di ottenere un peso maggiore nella regione del medio Oriente.

Lo scandalo del NYT: l’Italia accusata di violare le leggi internazionali

Il 29 dicembre del 2017 un reportage del quotidiano statunitense New York Times rivelava che alcune bombe utilizzate dall’aviazione saudita in Yemen provenivano dallo stabilimento della RWN Italia, nella città di Domusnovas della provincia di Carbonia-Iglesias in Sardegna. Secondo il reportage, l’Italia sta sfruttando il conflitto per rafforzare il suo comparto industriale-militare, ponendo la questione che Roma stia violando le leggi nazionali (la legge 185/1990 regola la vendita di armi italiane vietando al nostro paese di venderle a paesi in stato di guerra) e le leggi internazionali. Il Parlamento Europeo, a novembre del 2017, aveva votato per la terza volta l’embargo riguardante la vendita di armi al regno Saudita, ma al Consiglio Europeo i paesi esportatori come Francia e Gran Bretagna hanno opposto una forte resistenza alla risoluzione dell’Europarlamento, facendola cadere nell’oblio. Intanto, la società ha raddoppiato il numero dei dipendenti nello stabilimento sardo ed il governo italiano ha autorizzato le licenze per vendere circa mezzo miliardo di euro in armi ai sauditi.

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