Ritardi nell’applicazione della Mifid2

La direttiva europea Mifid2, approvata dal Parlamento europeo nel maggio 2014, introduce l’obbligo per gli intermediari di comunicare al cliente, almeno su base annuale, tutti i costi applicati sui prodotti su cui ha investito. La direttiva sarebbe dovuta entrare in vigore in Europa l’1 gennaio 2017 ma, su richiesta degli operatori, è stata rinviata di un anno, al 3 gennaio 2018.


In questi mesi banche, reti di promotori e società di investimento avrebbero dovuto comunicare ai loro clienti il dettaglio dei costi relativi al 2018. Ma così non è stato, perché le associazioni di settore Abi, Assogestioni, Assoreti e Assosim hanno chiesto alla Consob di proporre all’ESMA (l’autorità di sorveglianza sul mercato finanziario europeo) un tavolo di lavoro per avere alcuni chiarimenti sull’informativa da predisporre ai clienti.


Un recentissimo studio dell’ESMA mostra che nel decennio 2008-2017 i costi degli strumenti finanziari collocati in Italia si sono attestati ben oltre la media europea (37% sulle performance lorde contro una media europea del 24% per gli azionari, 33,5% contro 27% per gli obbligazionari), a fronte di rendimenti inferiori.


Grazie alla trasparenza garantita dalla Mifid2, è previsto un taglio dei costi sulla gestione patrimoniale in tutta Europa. Tuttavia, l’iniziativa portata sul tavolo della Consob da parte dell’industria del risparmio italiana è finora l’unica di questo tipo a livello continentale.

 

Autore: SFPaoloFaini


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