Stress, suicidi e morti sospette: il lato oscuro della finanza

Wall Street e il mondo della finanza sono sempre stati considerati dall’opinione pubblica come luoghi di facili guadagni come il modo più veloce per raggiungere successi strepitosi. Questa immagine è stata creata soprattutto dai tanti film che hanno mitizzato questo mondo; tuttavia la realtà appare ben diversa.

Lo stress, la competizione esasperata e gli orari di lavoro massacranti sono l’altro lato del lavoro nelle investment bank. Negli ultimi 10 anni, cioè dallo scoppio della crisi del 2008, più di 70 banchieri si sono suicidati o sono morti in modo sospetto e, se si considerano anche tutte le morti per cause “non naturali”, il conto sale a più di 100 morti: una vera e propria strage. Quali sono le cause di tale scia di sangue? L’eccessivo stress, la pressione o forse altro?

Il fenomeno non riguarda soltanto Wall Street o la City di Londra, in quanto in tutto il mondo si sono registrate morti sospette e suicidi di top executive negli ultimi anni. Guardando i dati, disponibili nell’archivio digitale “Bankers Death”, si può osservare come la banca maggiormente colpita dal fenomeno sia J.P. Morgan (ben 13 suicidi in meno di due anni), una delle protagoniste durante la crisi del 2008 e una delle più importanti banche mondiali.

In particolare, tutti i banchieri e gli operatori deceduti in questi anni rivestivano o avevano ricoperto ruoli in “prima linea” ed erano stati tutti colpiti o sfiorati dalle indagini e dalle inchieste nate dopo la crisi del 2008. Senza volersi spingere a teorie complottiste, alcune morti sono difficilmente spiegabili ed estremamente sospette, come per esempio quella di un ex top executive di AIG morto annegato in una piscina nonostante fosse stato campione di nuoto al college o come quella di due dirigenti di una stessa banca i cui aerei privati sono precipitati lo stesso giorno per guasto tecnico, mentre volavano su rotte diverse.

Morti sospette e processi alle banche

Emerge così un dato, che forse sarà solo il risultato di una coincidenza, ma che è estremamente inquietante, e cioè la correlazione tra i processi alle banche e i decessi di figure chiave, che nella maggior parte dei casi erano coinvolti nelle indagini. In particolare, JP Morgan e Bank of America, due delle banche che hanno avuto più suicidi tra le proprie file, risultano essere anche tra le destinatarie delle multe più elevate, rispettivamente di 44 e 76 miliardi di dollari.

Ad avvalorare questa presunta correlazione c’è anche il fatto che alcuni dei decessi sono stati accompagnati dalla misteriosa scomparsa di documenti riservati, che avrebbero dovuto essere utilizzati in tribunale per i processi che si stavano per aprire (il responsabile del famoso derivato Santorini è stato trovato impiccato pochi giorni prima di una convocazione in tribunale e con la sua morte sono scomparsi anche documenti riguardanti la manipolazione dei derivati e lo scandalo del Libor).

Trovare un denominatore comune a tutte queste morti è difficile, se non impossibile, anche a causa delle diverse posizioni ricoperte e le circostanze personali delle vittime. Quello che però è sotto l’occhio di tutti è la pressione competitiva a cui sono sottoposti trader e banchieri nella maggior parte delle grandi banche e gli orari di lavoro sempre più massacranti. E’ tristemente famoso il caso di uno studente che, durante una summer internship in Bank of America, è morto dopo una giornata di lavoro di oltre 16 ore. A testimonianza del fatto che non sia un caso isolato, molti studi hanno evidenziato come il monte ore pro capite e gli straordinari siano cresciuti sempre di più negli ultimi anni, con i neo-assunti costretti anche a lavorare 7 giorni su 7.

Il caso italiano

In Italia è famoso il suicidio di David Rossi, il responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena ed ex portavoce di Giuseppe Mussari, finito poi al centro dello scandalo di MPS. Le indagini ufficiali hanno classificato la sua morte come suicidio, ma molti dubbi permangono; innanzitutto alcune ferite al polso, alla testa e al labbro, oltre a numerose ecchimosi presenti sulle braccia, non sono compatibili con un suicidio, ma sembrano essere il risultato di una colluttazione. Inoltre, la posizione in cui è stato ritrovato il corpo non è coerente con la traiettoria che avrebbe dovuto avere se si fosse lanciato dal suo ufficio e le analisi sul suo orologio hanno rilevato che la caduta di quest’ultimo era di circa 20 minuti successiva all’orario del decesso. Tutte queste circostanze stanno portando alla riapertura del caso per l’ennesima volta, ma la conclusione appare ancora lontana.


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