I motivi del crollo del Bitcoin

Il 16 gennaio sarà ricordato come il “martedì nero” delle cripto-valute, il giorno in cui Bitcoin e tutte le altre principali monete digitali hanno perso in borsa quasi il 30% del loro valore. Questo dopo che, nel mese di dicembre, il Bitcoin stesso aveva superato la soglia dei 19mila dollari ad unità. Secondo il Coin Market Cap, il mercato complessivo delle cripto-valute è crollato del 37%, passando da un valore di 700miliardi di dollari a 440, in appena 3 giorni (15-17 Gennaio). Questo crollo ha portato a “bruciare” all’incirca 260miliardi di dollari. In particolare:

  • Bitcoin: Dopo i risultati sopracitati, è arrivato appena sotto la soglia dei 10mila dollari ad unità, valore che non si raggiungeva dal mese di Novembre
  • Ethereum: seconda cripto-valuta per giro d’affari, ha perso più del 30% del sup valore, passando da 1.300 a 900 dollari ad unità
  • Ripple: ha visto dimezzare il proprio valore.

 

Bolla speculativa o scosse di assestamento?

Molti operatori economici hanno iniziato a domandarsi se si tratta di semplici scosse di assestamento o del preannuncio di un crollo definitivo. La questione è se si può parlare di bolla speculativa vera e propria o solo di alta volatilità. Infatti, va osservato come quello di gennaio non sia il primo down del Bitcoin. Sotto Natale, il suo valore era sceso del 40%, per poi ritoccare quota 16mila dollari ad unità agli inizi del 2018. Le opinioni degli esperti si dividono fra quelle rassicuranti e quelle più allarmate. Quello su cui tutti sono d’accordo è la, di fatto, poca trasparenza del mercato delle cripto-valute. L’incertezza che lo caratterizza rende difficile identificare le cause sia dei picchi che dei crolli di valore. Tuttavia, si può provare ad analizzare il “martedì nero” sotto diversi punti di vista, cercando di fare chiarezza su quanto accaduto.

 

 

Effetto Geopolitico

Alcuni dei fattori principali del collasso sono di natura geopolitica. In particolare, la Cina e la Corea del Sud, agli inizi del mese, hanno preso delle posizioni importanti riguardo il mercato delle criptovalute. Per quanto riguarda la Corea del Sud, terzo paese al mondo per volume d’affari in cripto-valute, la minaccia è legata ad una possibile chiusura dei siti di exchange, dove il denaro digitale è spendibile. Il fine di tale iniziativa, spiega il ministro della Giustizia sudcoreano, sarebbe quello regolamentare il settore. Per il Paese, il “nemico” non è tanto il Bitcoin quanto la speculazione, il trading in cripto-valute in Corea del Sud è, infatti, estremamente speculativo, molto più che in altre nazioni. Sebbene si tratti solo di un’ipotesi, l’incertezza creata da questa notizia ha agitato gli investitori che, come risposta, hanno iniziato a chiudere le proprie posizioni. Nel frattempo, da Pechino emergeva l’intenzione del governo cinese di bloccare l’accesso alle piattaforme nazionali ed internazionali per lo scambio di cripto-valute. Il timore per il governo è che tale exchange possa contribuire alla fuga dei capitali dal Paese, che il governo cinese sta provando a contrastare con ogni mezzo.

 

 

Speculazione

Secondo alcune teorie, il down può essere dovuto al tentativo di qualche astuto investitore di far scendere il valore del Bitcoin, in modo da influenzare i futures e guadagnarci sopra. Da dicembre, infatti, i contratti futures sui Bitcoin sono acquistabili alla Borsa di Chicago. In altre parole, questi contratti permettono di scommettere sull’aumento o diminuzione del prezzo di un dato asset, avvalendosi della leva finanziaria (per sapere di più sulla leva finanziaria clicca qui). In questo caso si commerciano contratti futures, il cui rendimento si basa sull’andamento di un titolo sottostante. Quindi è permesso all’investitore di speculare sull’andamento di quel titolo senza dover necessariamente acquistare o vendere il titolo stesso.

 

 

Psicoeconomia

Il fattore psicologico associa l’andamento del Bitcoin al comportamento dell’investitore retail. Mentre chi aveva raggiunto un buon guadagno ha deciso di fare cassa, vendendo, generando così un piccolo crollo. In seguito, altri investitori, notando il calo si spaventano ed innescano una corsa per liquidare le proprie posizioni, portando ad un secondo grande crollo.

 

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