Le nuove concezioni di posto di lavoro

Si sa, l’innovazione è la chiave del successo aziendale e la base dello sviluppo della società moderna. Per questo motivo, le aziende sono sempre alla ricerca di nuovi ambiti in cui investire le proprie risorse per stabilire un vantaggio competitivo. Un recente ed interessante ambito di ricerca in questa direzione riguarda nuovi concetti di spazio lavorativo, a partire dal passaggio da cubicoli o stanze isolate a grandi spazi “open-space” in cui impiegati, anche di diverso livello, convivono durante la giornata lavorativa, fino ad arrivare ad interi edifici più simili a parchi giochi che a luoghi dove si fa impresa.

Esiste però una correlazione tra le caratteristiche del luogo di lavoro e la produttività di un’azienda?

Un caso su tutti: Google

Il gigante tech, pioniere in molti campi nell’ultimo decennio, si distingue anche per l’entusiastico abbandono della visione tradizionale dell’ambiente di lavoro, in cui la struttura dell’ufficio si ispira alla gerarchia dell’azienda, con il management ai piani più alti, separato dal resto degli impiegati. La sede centrale di Google a Mountain View è forse il miglior esempio della nuova concezione del posto di lavoro.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, questa coraggiosa scelta architettonica e organizzativa non è stata dettata solo dall’istinto o da qualche teoria naïve, bensì dai risultati di ricerche sull’importanza dello spazio fisico sul posto di lavoro ed il suo effetto sulla motivazione degli impiegati: è stato rivelato che un posto di lavoro volto all’incoraggiamento del contatto e della collaborazione tra gli impiegati aumenta la produttività del 15%.

Secondo le parole di Frederik Pferdt, responsabile dei programmi di innovazione e creatività di Google, tutto ciò che circonda gli impiegati nell’edificio è volto ad incoraggiarli a riscoprire il bambino in loro, incentivandoli ad essere curiosi e porsi molte domande.

Googleplex è il nome del complesso di edifici che ospita gli headquarters dell’azienda in California. Il parco, con bar all’aperto e sculture, da immediatamente l’idea di trovarsi in un’area ricreativa piuttosto che in un luogo di lavoro. La sensazione non svanisce una volta entrati, quando ci si trova davanti tortuosi scivoli in sostituzione delle scale e simpatiche poltrone richiudibili dove si può lavorare, dormire, pensare.

Una delle poltrone utilizzate negli uffici Google

Altre caratteristiche, comuni a tutti gli uffici di Google del mondo sono, ad esempio, la presenza di palestre e sale dedicate al fitness e allo yoga all’interno degli uffici, muri colorati, loghi Google presenti ovunque e la possibilità di avere da mangiare gratuitamente ad ogni pasto, in quanto persino colazione e cena sono garantite agli impiegati. Nell’ufficio di New York è in vigore la curiosa policy “150 feet from food”, che stabilisce la distanza massima che ogni impiegato può avere da un bar, mensa o vending machine che gli permetta di rifocillarsi in qualsiasi momento: i “googlers” sono così incentivati ad avere più snack e scambiare quattro chiacchiere con i colleghi, con il principale scopo di ispirare ed essere ispirati al massimo da ciò che li circonda, personale compreso.

Ciononostante, una controtendenza è in forte crescita, specialmente nel nostro paese: grazie allo sviluppo di adeguati strumenti tecnologi, talvolta un ufficio non è nemmeno necessario.

La tendenza opposta: “work-from-home”

Lo “smart working”, o “lavoro agile”, è un’altra recente innovazione del lavoro sempre più popolare tra le grandi aziende. Uno studio dell’ Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano riporta una crescita del 20%, con 480mila lavoratori “smart” nel 2018. Full- o part- time, si tratta di una policy per cui un lavoratore può non presenziare in ufficio ma svolgere la sua mansione dalla comodità di casa propria. La flessibilità è decisamente una caratteristica mancante di molti lavori “d’ufficio” e questo nuovo concetto potrebbe garantire una maggiore attrattività nei confronti delle aziende che lo dovessero rendere possibile. Un numero crescente di enti si sta infatti adeguando per poter includere il lavoro agile nei contratti dei propri dipendenti: uno studio di InfoJobs stima che entro il 2020 sarà realtà per il 51% delle aziende italiane. Un dato rassicurante per l’imprenditoria italiana, visti i notevoli vantaggi stimati, sempre dal Politecnico di Milano, sia a livello di riduzione di costi che di maggiore produttività: si parla di un risparmio previsto sulla gestione degli spazi fisici pari a circa il 30%, l’incremento della produttività del 15% e una riduzione del tasso di assenteismo del 20%.

 

Forse sarà necessario del tempo per vedere scivoli e materassini da yoga in ogni ufficio italiano, eppure la strada imboccata dalle aziende nostrane, diretta ad una maggiore attenzione verso i lavoratori dipendenti, è indice di innovazione e ci fa ben sperare.

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