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Tutti i numeri del settore della moda italiana

Quanto vale il settore della moda e quanto pesa sul PIL italiano?

Il fatturato aggregato del settore della moda in Italia vale circa 22 miliardi di euro, ovvero l’1,3% del Pil del 2017. Questo fatturato deriva principalmente dal comparto abbigliamento che ammonta al 40,5%, seguito dalla pelletteria per il 20,9% e dall’occhialeria per il 16,2%.

Caratteristiche del settore, assetti proprietari e l’importanza dell’export

Il settore della moda è uno dei più dinamici, caratterizzato da un’intrinseca difficoltà nel prevederne i trend futuri vista la variabilità dei gusti dei consumatori. Un’errata previsione può comportare non pochi danni al bilancio delle imprese, basta pensare ad una tardiva reazione del pubblico che può comportare un rigetto da parte del mercato. In Italia le imprese che hanno un fatturato superiore ai 100 milioni sono 163, questo viene riportato dall’area studi Mediobanca nel febbraio 2019, bisogna però precisare che, come in altri settori, le eccellenze italiane sono spesso prede di acquisizioni estere. Dei 22 miliardi di euro di fatturato del settore moda italiano, il 34% è stato prodotto da società che nonostante operino in Italia, sono sotto la direzione e il coordinamento di gruppo esteri. In particolare quando parliamo di moda non possiamo non parlare di Francia: delle 163 imprese citate ben 26 sono sotto il diretto controllo francese.  Solo LVMH e Kering, entrambe grandissime holding con sede a Parigi, detengono insieme il 9% del fatturato italiano. Troviamo infatti nella partecipazioni di LVMH imprese come Bulgari, Fendi, Loro Piana e Acqua di Parma, invece troviamo in Kering nomi come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta.

L’export è la più grande ricchezza del settore moda. I prodotti italiani sono molto apprezzati soprattutto in Asia, una dipendenza che può governare il mercato, come ricorda l’episodio risalente al 2018 in cui una collezione non ben vista di Ferragamo nel continente orientale ha provocato diversi problemi alla compagnia fino ad arrivare al cambio dell’amministratore delegato. La variazione dell’export aggregato dal 2013-2017 è del +22,9%, secondo i dati riportati dall’indagine di Mediobanca del 13 febbraio 2019 per ogni 10 euro di fatturato 6 euro provengono dall’estero.

Gruppi e conglomerati italiani ed europei, le classifiche per fatturato.

In Europa sono presenti ben 43 gruppi nel settore moda con fatturato superiore ai 900 milioni di questi 15 (ovvero il 34,9%) sono italiani, in ordine di fatturato abbiamo:

  • Luxottica Group (Fatturato: 9,157 miliardi EUR 2017);
  • Prada;
  • Giorgio Armani;
  • Calzedonia Holding;
  • Max Mara Fashion Gruop;
  • OTB;
  • Salvatore Ferragamo;
  • D&G;
  • Valentino;
  • Moncler;
  • Safilo Group;
  • Lir (Geox e rilancio del marchio Diadora dolo il fallimento nel 2009);
  • Tod’s

Se invece dobbiamo valutare la classifica delle capogruppo Europee troviamo, sempre in ordini di fatturato:

  • LVMH con 42,6 mld (primo gruppo al mondo);
  • Inditex, per intenderci Zara con 25,3 mld (terzo gruppo al mondo dopo Nike);
  • Adidas, con 21,2 mld;
  • H&M con 20,3 mld;
  • Kering con 15,5 mld;
  • Richemont;
  • Luxottica Group, unica italiana in classifica con 9,2 mld;
  • Chanel;
  • The Swatch Group;
  • Hermes.

Quali sono i comparti in crescita e come si è chiuso il 2017

Il fatturato della aziende italiane nel 2017  ha messo a segno un +28,9% rispetto ai dati del 2013, con una crescita media annua del 6,6%. Se prendiamo i dati aggregati di tutte le imprese italiane nel settore moda troviamo una redditività in leggero decremento infatti la media degli EBIT margin è in diminuzione dello 0,7%. I comparti che hanno segnato importanti sviluppi sono i gioielli per quanto riguarda le vendite, con una crescita sopra ogni aspettativa, mentre se consideriamo la redditività, sono il comparto tessile e l’occhialieria, infatti la media delle imprese analizzate ha mostrato un ebit margin di 11,7% superiore al settore di riferimento, in particolare il tessile forte del laniero e dei mercati esteri.

Cresce anche l’occupazione nel settore, avendo circa 60 mila posti di lavoro in più rispetto ai dati del 2013. Nel 2017 ogni azienda ha prodotto utili medi giornalieri di circa 63 mila euro contro i 38 mila del 2013, ma dai dati 2018 si riconosce un effettivo rallentamento, i ricavi sono incrementati solo dell’1%, in diminuizione rispetto alla media degli anni precedenti.

 

FONTI: Area Studi di mediobanca, La Stampa, ilSole24ore, il corriere della sera, il messaggero

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