La vicenda Tim

Non accennano a stabilizzarsi le tensioni all’interno del board di Telecom Italia. La maggior società italiana di telecomunicazioni è infatti attraversata da scontri interni tra due dei principali shareholders: la società francese Vivendi, azionista di maggioranza relativa, e il fondo d’investimento statunitense Elliott.

La crisi

L’effettivo scontro ha avuto inizio successivamente alla scalata di Elliott in Telecom, intenzionata ad acquisire azioni ai fini di ottenere maggior potere decisionale nel management. Elliott è infatti arrivata a detenere una quota azionaria leggermente inferiore al 9%, rendendo il fondo d’investimento statunitense il secondo maggior azionista, immediatamente dopo Vivendi.

Con l’attuale composizione del board, che vede una maggioranza di consiglieri (indipendenti) proposti da Elliott ed i restanti facenti capo a Vivendi, risulta complesso per l’AD Amos Genish (Vivendi) mantenere una linea unica nel raggiungimento degli obiettivi del piano strategico.

Come se non bastasse, la tensione interna è stata esaltata da esternazioni di Genish, il quale ha pubblicamente affermato nel mese di giugno che parte dei consiglieri stessero remando contro i vertici della società stessa, rendendo di dominio pubblico gli scontri interni al board. Parallelamente, note ufficiali pubblicate dai due azionisti di maggioranza hanno contribuito ad alimentare voci negative sulla solidità dell’assetto societario: Elliott ha infatti accusato Vivendi di perseguire esclusivamente i propri scopi, e non quelli della società controllata. D’altro canto, Vivendi sostiene che Elliott stia ricercando unicamente guadagni finanziari di breve periodo.

La risposta del mercato è stata netta. Telecom dal mese di maggio ad oggi ha perso il 35% del proprio valore azionario, toccando i minimi degli ultimi 5 anni, supportato dalla revisione al ribasso del prezzo obiettivo per azione da parte di varie SGR e Banche d’investimento, tra cui Equita SIM, Morgan Stanley e Citigroup.

Analisi del titolo

Un’azione Telecom ad oggi si attesta sui €0,53. Come detto in precedenza, il titolo ha registrato una performance negativa a partire dal mese di maggio, cedendo il 35% del proprio valore azionario in pochi mesi.

Nonostante gli screzi interni al management, la contrazione di Telecom è, seppur scarsamente, rallentata dai dati diffusi relativi al primo semestre 2018, i quali hanno mostrato un andamento in linea con il programma strategico “Digitim”. Nella nota rilasciata da Telecom, si evince che gli utili ed i ricavi di gruppo sono in aumento, rispettivamente del 3,7% e dell’1,5%. L’EBITDA (Margine Operativo Lordo) confrontabile risulta in contrazione del 4,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (l’EBITDA di gruppo segna una variazione del -1,6%). C’è da sottolineare che tale risultato è influenzato negativamente da elementi non ricorrenti: il ritorno alla fatturazione mensile e la nuova regolamentazione europea sul roaming (e altri aspetti regolatori). Il debito di gruppo è in diminuzione di €167mln da inizio anno, grazie ad un’attenta gestione finanziaria che ha permesso l’incremento di flussi di cassa periodici.

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