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Virgin Galactic, la prima “compagnia spaziale di linea”

Virgin Galactic è una compagnia votata allo sviluppo di infrastrutture e mezzi per il volo spaziale di natura commerciale e scientifica: l’obiettivo dell’azienda è permettere il volo spaziale suborbitale di natura turistica, lanci suborbitali per missioni scientifiche e lanci orbitali di piccoli satelliti, nonché, in futuro, voli orbitali con equipaggio. È stata fondata nel 2004 da Sir Richard Charles Nicholas Branson, magnate, investitore e filantropo inglese proprietario di Virgin Group Ltd., multinazionale impegnata in svariati settori, come viaggi e trasporti, intrattenimento, salute, alimentazione, servizi finanziari, telecomunicazioni e media, per un totale di oltre 400 compagnie che operano in tutto il mondo.

Virgin Galactic viene fondata con un investimento iniziale di 100 milioni di dollari da parte del gruppo Virgin. Nel 2010 l’Aabar Investments group, fondo sovrano di Abu Dhabi, ha acquisito il 31.8% dell’azienda per 280 milioni; con tale contratto Virgin si è assicurata i diritti esclusivi per i lanci di natura turistica e scientifica negli Emirati Arabi. A luglio 2011 il fondo investe altri 100 milioni per finanziare lo sviluppo di un programma per il lancio di piccoli satelliti in orbita terrestre bassa, portando al contempo la propria equity share al 37.8%.

Il Launcher One

La compagnia impiega centinaia di professionisti, ingegneri e designer provenienti da tutto il mondo, con esperienze maturate nella NASA, in varie aziende aerospaziali nonché altre compagnie dello stesso gruppo Virgin.

Centocinquanta persone lavorano in particolare al progetto del LauncherOne, veicolo di lancio orbitale a basso costo per il mercato dei satelliti di piccola taglia. Esso opererà con il cosiddetto “air launch to orbit”, metodo nel quale il razzo, piuttosto che essere lanciato dal suolo, viene portato in alta quota da un aereo convenzionale (nel caso del LauncherOne, un Boeing 747-400 modificato ad hoc, chiamato Cosmic Girl) e da lì sganciato per poi accendersi e raggiungere autonomamente l’orbita desiderata grazie ai propri propulsori. Il LancherOne porterà strumenti di 200 kg in orbita eliosincrona (quota tra i 600 e gli 800 km e periodo orbitale di 90-100 minuti) ad un costo stimato di 10 milioni di dollari. Sono state costruite e testate alcune componenti ed esistono già accordi di lancio con enti governativi o commerciali.

Virgin promette che il suo veicolo incontrerà le esigenze dei clienti in termini di affidabilità del lancio, disponibilità e flessibilità ad un prezzo accessibile. Grazie al LauncherOne, nuovi satelliti potranno portare avanti la ricerca scientifica o migliorare la vita sulla Terra, ad esempio connettendo milioni di persone che non hanno accesso ad internet, realizzando foto della superficie terrestre per monitorare l’ambiente e le attività umane, ma anche effettuando misurazioni per il miglioramento delle previsioni meteorologiche.

Il mercato di Virgin Galactic

Grazie allo sviluppo dei microsatelliti, università, startup e persino persone riunite dal crowdfunding possono mandare i loro strumenti in orbita. La vera limitazione però è data dal costo dei lanci: attualmente la maggior parte dei microsatelliti è messa in orbita grazie ai “passaggi” offerti dai grandi razzi usati per i lanci – costosissimi – di satelliti di grossa taglia. In questi voli ovviamente i “passeggeri” non possono decidere la data di partenza e, soprattutto, le modalità di posizionamento in orbita, asservite naturalmente alle necessità dello strumento principale che viene lanciato; costruire un business o portare avanti un progetto sono obiettivi impossibili con tali modalità. Seguendo l’idea per cui «piccoli satelliti necessitano di piccoli veicoli», Virgin Galactic punta ad occupare questo mercato, offrendo voli per la destinazione voluta ad un giusto prezzo e ponendosi come avanguardia rispetto ad una nuova industria che sta rimodellando l’esplorazione spaziale.

Lo spazioporto commerciale

Il mezzo WhiteKnightTwo Eve in volo.
Il mezzo WhiteKnightTwo Eve in volo.

Virgin Galactic ha concluso il programma di test di volo durato quattro anni per Eve, nome del primo WhiteKnightTwo, aereo a doppia fusoliera e quattro motori destinato al collocamento in quota di SpaceShipTwo, veicolo spaziale riutilizzabile progettato per il trasporto di due piloti e sei passeggeri in orbita. Nell’ottobre 2014 il primo SpaceShipTwo è esploso durante un volo di prova pochi istanti dopo essere stato sganciato dall’aereo, causando la morte del copilota dello stesso.

 

 

Dopo l’incidente la compagnia ha lavorato per produrre un nuovo SpaceShipTwo, il VSS Unity, attualmente nella fase di test in previsione dell’entrata in servizio per i voli turistici. Ciascun passeggero, dopo aver acquistato il proprio posto sul volo, al costo di 200 mila dollari, prenderà parte a tre giorni di preparazione ed addestramento al volo presso lo Spaceport America, infrastruttura nata per diventare il primo “spazioporto” commerciale al mondo. Situato nella parte sud del Nuovo Messico (il cui governo ha contribuito alla sua costruzione investendo 200 milioni) ed esteso su una superficie di 70 km quadrati, esso diverrà il quartier generale per le operazioni di volo anche di natura umana dell’azienda e fornirà strutture all’avanguardia per l’addestramento degli astronauti. Il gioiello dello spazioporto è il Gateway to Space, edificio che oltre alla funzione di hangar dei veicoli ospiterà proprio la sede per le attività di addestramento. La sua realizzazione è stata affidata a Foster+Partners, studio di architettura del Regno Unito, dopo una selezione internazionale. La costruzione è stata curata esteticamente per fondersi in modo armonioso con il paesaggio desertico in cui è localizzata.

Lo Spaceport America.
Lo Spaceport America.

 


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